Osterie d’Italia, Bergamo in cattedra Ecco le cinque premiate da Slow Food

Osterie d’Italia, Bergamo in cattedra
Ecco le cinque premiate da Slow Food

Bergamo cala una cinquina da favola nella guida Osterie d’Italia 2017, l’attesa pubblicazione di Slow Food. E si tratta di conferme.

La “Chiocciola”, il riconoscimento più significativo, è stata assegnata a Burligo di Palazzago e Dentella di Bracca. L’unico locale cittadino è Al Gigianca, poi spazio anche alla Taverna di Arlecchino di San Giovanni Bianco, frazione Oneta, e Ai Burattini di Adrara San Martino. Cosa fa la differenza fra un’osteria (o una trattoria) e un ristorante? Prova a rispondere Marco Bolasco, uno dei co-curatori del volume edito da Slow Food. “Sicuramente il fatto che la tavola sia anche un luogo di socializzazione. In fondo in osteria ci si andava per fare quattro chiacchiere intorno ad un bicchiere di vino. E anche per questo i fondatori della nostra guida hanno scelto di chiamarla così, invece che Trattorie d’Italia: il luogo doveva essere importante quanto il cibo, insomma. Poi c’è il rapporto con il contesto: un’osteria parla dentro i confini di una determinata area geografica. Può scegliere, sì, linguaggi diversi per farlo, ma di sicuro la relazione con il territorio e i suoi prodotti non è una variabile di poco conto. E poi l’osteria ti mette a tuo agio, non ha sovrastrutture, accoglie il viandante e propone piatti a un prezzo sostenibile».


© RIPRODUZIONE RISERVATA