Da Bergamo a Calais «In viaggio coi migranti»

Da Bergamo a Calais
«In viaggio coi migranti»

Qualcuno a Calais distribuisce tutti i giorni cibo e coperte perché ha riconosciuto nei milioni di migranti accampati nel fango solo milioni di esseri umani bisognosi di aiuto.

A Calais qualcuno ha aperto le porte della propria casa perché davanti allo «straniero» ha amato, incondizionatamente. Qualcuno a Calais cerca tutti i giorni di cambiare le cose, ma non è facile. Qualcuno, invece, è partito per Calais perché di tutto questo ha solo sentito parlare, ma i racconti non bastano più. Settimana scorsa un gruppo di 18 persone, provenienti da Mapello e Bergamo, si è imbarcato in un viaggio con lo scopo di capire cosa significa essere un migrante oggi; un migrante fermo ai campi di Calais e Dunkerque, senza valigie e senza scarpe, con in tasca solo la speranza di raggiungere le coste inglesi.

A promuovere il viaggio i parroci don Alessandro Nava, di Mapello, e don Emanuele Personeni di Ambivere. Con loro l’assessore ai servizi sociali di Mapello, comune che ospita cinque giovani profughi del Gambia, due educatrici e altre persone interessate al tema della migrazione. Presenti inoltre due giovani di Prezzate di Mapello, Nicolas e Samuele, ventenni curiosi di scoprire cosa si nasconde dietro la parola Calais. Proprio loro ci hanno raccontato il viaggio.

Prima di entrare nel cuore del viaggio, il gruppo ha fatto conoscenza di Claire, volontaria di Salam (acronimo di «sosteniamo, aiutiamo, lottiamo e agiamo per i migranti»), l’associazione che si occupa dei bisogni primari dei migranti in entrambi i campi dei rifugiati. «L’associazione è nata nel 2002, prima che l’emergenza attirasse l’attenzione del governo francese –ha raccontato ai ragazzi Claire.- I numeri allora si fermavano a 500 migranti, ma negli ultimi anni è triplicato». Inizialmente Salam lavorava per compensare la mancanza di assistenza da parte dello Stato. Da quando lo Stato ha riconosciuto l’emergenza, il loro intervento diretto è diminuito; ma questo, come ha specificato la volontaria, è un segnale positivo: qualcosa si muove a livello governativo. Claire ha anticipato loro che visitando i due campi avrebbero riscontrato grandi differenze, perché la municipalità pesa enormemente sulla tipologia di campo che accoglie i migranti. E così è stato.

Leggi tutto su Santalessandro.org


© RIPRODUZIONE RISERVATA