I preti, la povertà
e le parole del Papa

Qualche riflessione dopo le affermazioni di Papa Francesco sullo stile di vita della Chiesa.

«Non cerca assicurazioni terrene o titoli onorifici, che portano a confidare nell’uomo; nel ministero per sé non domanda nulla che vada oltre il reale bisogno, né è preoccupato di legare a sé le persone che gli sono affidate. Il suo stile di vita semplice ed essenziale, sempre disponibile, lo presenta credibile agli occhi della gente e lo avvicina agli umili, in una carità pastorale che fa liberi e solidali». Così Papa Francesco, qualche giorno fa. Parlava del prete. I media hanno interpretato le parole del Papa soprattutto come un invito alla povertà, allo stile evangelico di vita. Vale la pena porsi qualche domanda al riguardo.

Il prete di oggi, quello di Bergamo in particolare, sembra trovarsi, di primo acchito, in grossa difficoltà a vivere questo messaggio. Anche quando è povero non lo si vede perché si trova dentro una struttura ricca. Anche se decide di andare a vivere in una tenda collocata sul sagrato, resta comunque «proprietario» della casa dalla quale è uscito. Questo prete povero, cioè, è comunque rappresentante di una Chiesa ricca. La quale Chiesa si ritrova così, soprattutto per la sua lunga storia che l’ha sovraccaricata di cose, di case, di strutture di ogni tipo dalle quali adesso è difficile liberarsi. Il prete può mettersi a fare il monaco, ma rischia di non essere più prete perché non ha più a disposizione le cose che gli servono per fare il prete.

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