Le parrocchie
e le periferie

La cronaca ripetutamente mette in pagina il termine francese «banlieue» per indicare un luogo dove il terrorismo ha messo e potrebbe ancora mettere piede. A Parigi, come a Bruxelles, il termine «banlieue» indica una periferia urbana e umana, indica un luogo lontano non tanto dal centro quanto dal cuore della città.

La «banlieue» ha una propria lingua che nasce dal fondersi delle parole degli abitanti storici con quelle dei nuovi arrivati, degli immigrati. Le parole diventano linguaggio, formano una cultura, una sensibilità, una forza sociale, un’identità. Sono trascorsi più di venti anni da quando dalle «banlieue» francesi sono venuti forti segnali di un disagio sociale crescente. A qualche misura di tamponamento non sono seguite efficaci risposte per l’inclusione e la crescita: si è perso tempo, molto tempo, troppo tempo.

In questo contesto si apre, ai bordi della cronaca, una riflessione sulla presenza della comunità cristiana nelle periferie. E’ un pensiero mosso dalle parole di papa Francesco e che corre fuori dalle logiche mediatiche e politiche seguite dopo l’esplosione di una violenza senza precedenti. Anche se non li esclude affatto, la riflessione va oltre gli scenari giustamente analizzati dagli esperti. È una riflessione di chi conosce la vita e la storia delle periferie, è la riflessione di chi ha incontrato comunità parrocchiali in territori culturalmente e socialmente complessi.

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