L’emozione dello sport e i campioni come bambini

L’emozione dello sport
e i campioni come bambini

Non posso tacere. Quando due passioni come lo sport e la scrittura si incontrano, restare a guardare e a leggere non è sufficiente. È doveroso e piacevole, ma non mi basta. Dunque, a poche ore dal via delle Olimpiadi – la massima espressione del concetto di Sport, anche se forse non più di «sportività» (vedi il «caso Russia») – ci provo anche io. Ci provo qui, rivolgendomi a tutti in maniera personale per sentirmi un po’ meno lontano da Rio de Janeiro, dove…volevo esserci anche io, ma sarà per la prossima volta.

Vorrei provare a raccontare qui ogni giorno qualche storia olimpica, non notizie e risultati asettici e rincorsi da tutti i mezzi di informazione (sarebbe una battaglia persa), ma le storie, le emozioni, le sensazioni e tutto quello che circonda il mero risultato sportivo, che certo rimane negli almanacchi, ma non sempre nel cuore della gente.

Quanto scritto in ogni albo d’oro prima o poi sbiadisce, quello che un atleta incide nei ricordi dei tifosi, no. Ogni mattina, qualche riga di riflessione sulla giornata precedente anche con l’aiuto eccezionale di Alfredo Calligaris, che grazie alla sua storia raccontata nel libro «Il Modellatore di Uomini» che insieme abbiamo scritto, ha incrementato la mia devozione nei confronti dei cinque cerchi. Anche perché mai come in questa epoca, le Olimpiadi possono assumere un ruolo cruciale con tutto il mondo che guarda Rio e Rio che ospita tutto il mondo.

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