«Se Cuba e Usa parlano è merito di Papa Francesco»

«Se Cuba e Usa parlano
è merito di Papa Francesco»

«Del ruolo svolto da Papa Francesco per la riapertura dei rapporti diplomatici tra Cuba e Stati Uniti d’America, penso tutto il bene possibile e immaginabile».

«Essere stato il tramite per il riavvicinamento diplomatico tra Washington e l’Avana, come lo è stato il “papa venuto dalla fine del mondo” vale a dire dall’America Latina, significa essere stato capace di mettere la pace e il dialogo al servizio della ripresa dei rapporti tra due popoli che per circa mezzo secolo per motivi politici erano stato divisi in maniera gravissima per entrambi. È proprio il caso di dire che un altro grande muro è stato abbattuto e papa Francesco, con la politica del sorriso e del dialogo concreto, ne è stato l’artefice».

Orazio La Rocca, vaticanista di Repubblica, precisa come sia stato determinante il ruolo avuto dal Santo Padre nella svolta dei rapporti tra due paesi vicini geograficamente ma distanti politicamente da quando nel gennaio del 1959 la rivoluzione marxista di Fidel Castro era salita al potere. «Ha vinto non solo il concetto cardine di Bergoglio, cioè che le differenze sono una ricchezza e una risorsa e mai un ostacolo, ma tutto il sapere sapienziale del Santo Padre, che in tutta la sua vita al servizio della Chiesa cattolica – da semplice sacerdote della Compagnia di Gesù a vescovo e a cardinale, ed ora da Papa – ha sempre visto nell’incontro con l’”altro” una risorsa, una ricchezza capace di abbattere muri e di vincere diffidenze e dissapori. Una sapienza sacerdotale, quella di Papa Francesco, che ha fatto del riscatto dei poveri, degli ultimi e degli ammalati il suo primo impegno di uomo e, soprattutto, di uomo di Chiesa», puntualizza il giornalista nato a Itri (Latina) nel 1950, e collaboratore di Repubblica dal 1982.

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