Il modello inglese? Ma quanto mi costi...

Il modello inglese?
Ma quanto mi costi...

Il modello inglese? Money, please. Siccome ogni cosa ha un prezzo, Oltremanica si sono resi conto che quello della sicurezza negli stadi è decisamente elevato. Passata l’ubriacatura per aver messo in un angolo (o almeno a debita distanza dagli stadi) gli hooligans, i sudditi di Sua maestà britannica hanno cominciato a fare due conti e si sono resi conto che quelli dei biglietti d’ingresso non tornano proprio.

Il costo dei tagliandi più economici è difatti cresciuto quasi il doppio rispetto al costo della vita dal 2011 a oggi: analizzando la politica dei botteghini di 207 club dalla Premier League alla League Two, la quarta divisione, la media è di 21,49 sterline, circa 27 euro. Un aumento del 13% rispetto a tre anni fa contro il 6,8% del costo della vita. Di anno in anno, la crescita è stata del 4,4%, più del triplo rispetto all’1,2% di inflazione.

«Penso che i club non si prendano cura dei propri tifosi – ha denunciato alla Bbc il ministro dello Sport, Helen Grant – I tifosi sono il sangue del calcio, senza di loro non ci sarebe il calcio per come lo conosciamo. Portare una famiglia di 4 persone allo stadio, a vedere una gara di Premier League, costa 130 sterline, e non consideriamo la benzina, il parcheggio, il cibo. La maggior parte delle famiglie non può permetterselo e i club devono riflettere su questo».

Osservazione decisamente interessante, per più di un motivo. Tanto per cominciare, la politica dei prezzi ha praticamente eliminato la working class dagli stadi, dove la distinzione tra i settori è minima in termini di prezzo. Tanto si vede bene ovunque, sei comunque al coperto e con posto numerato. Di popolare c’è davvero poco, ed è difficile stare sotto le 30 sterline per un ticket di Premier, più facile arrivare a 40, talvolta a 50 e se passi dalle rivendite on line (non quelle dei club) arrivi anche a 70.

Del resto dopo il giro di vite imposto dal Taylor Act a fine anni ’80, le società inglesi hanno dovuto raccattare soldi ovunque per mettere mano ad impianti vecchi come pochi, con gradinate immense. Per non parlare dei costi della sicurezza, steward, telecamere, eccetera ecc. Certo, si sono rifatte (e bene) con una gestione intensiva del merchandising e di tutto quanto sia possibile annettere e connettere ad uno stadio, ma i costi sono inevitabilmente schizzati verso l’alto. E tanto. Ben più, per esempio, della Bundesliga, dove si può spendere anche la metà .

Ma del resto la situazione degli stadi d’Albione era incredibile: magari progettati da autentiche leggende come l’architetto scozzese Archibald Leitch, ma vetusti come pochi. Roba degli anni ’20... Come dite, è la stessa età dell’«Atleti Azzurri d’Italia»? Sorvoliamo please...


d.nikpalj
Dino Nikpalj

Curioso di tutto ed esperto di niente. Classe 1968 (ohibò…), maturità tecnica e studi in Giurisprudenza, lavora a L’Eco di Bergamo dal novembre 1997. Vicecaporedattore dal 2014, è stato inviato e per tre anni ha guidato la redazione web. Scrive di cronaca, politica, trasporti e Atalanta, della quale è tifosissimo. Ha da sempre una passionaccia per il calcio inglese in tutte le sue forme e categorie, una spiccata simpatia per il Manchester City e una fornitissima biblioteca, anche di storie di calcio. Che prova a raccontare su Corner.

© RIPRODUZIONE RISERVATA