Sea-Sacbo, unione con incognita tempi

Sea-Sacbo, unione
con incognita tempi

Spazio e tempo. Due dimensioni fondamentali in un’operazione come l’integrazione tra Sea e Sacbo, prospettata nello studio affidato a Stefano Paleari, da oggi già rettore dell’Università degli studi di Bergamo e profondo conoscitore del mondo degli aeroporti.

E non solo. Il tempo passa e le scadenze pure, sia ad Ovest che ad Est, in quello che è stato ormai ribattezzato il Risiko dei cieli. Cominciamo proprio dal secondo versante, da quanto succede nel lombardo-veneto, ovvero l’asse Brescia-Verona-Venezia. Ieri è scaduto il termine contenuto nella lettera d’intenti tra la bresciana Abem, la veronese Catullo e la veneziana Save per la definizione della gestione comune dello scalo di Montichiari. Nulla di cogente e definitivo, per carità, ma il termine è passato senza che succedesse alcunché. Soprattutto perché strada facendo è arrivata la decisione del Consiglio di Stato che ha passato la patata bollente della concessione di Montichiari all’Europa, il che ha creato una certa agitazione sul futuro ad Est, perché Verona non è poi così sicura di essere ancora padrona dei destini dello scalo bresciano. E nemmeno i bresciani medesimi, come confermato dalle parole di Giuliano Campana, presidente Abem: «Per il momento siamo in attesa delle decisioni della Corte di Giustizia Europea. A questo punto l’importante è che si arrivi a una gara europea il più velocemente possibile: per noi conta di più il fatto che lo scalo venga fatto funzionare bene e con competenza, rispetto all’identità del gestore. Se poi potremo essere della partita, ben venga».

Tutto fermo, quindi. E ad Ovest? Sul versante Bergamo-Milano in realtà servirebbe un’accelerata. Perché se sulle linee guida del documento Paleari non sembrano esserci dubbi – il matrimonio Sea Sacbo s’ha da fare –, sui tempi qualche incertezza c’è. La Provincia si è confrontata con politica e territorio lunedì scorso, la Camera di Commercio lo farà solo il 20 ottobre, ma i giorni passano con una velocità notevole, e all’orizzonte si profilano altre scadenze importanti: su tutte le elezioni al Comune di Milano, azionista principe di Sea – in agenda per la prossima primavera – e le primarie del centrosinistra già calendarizzate per il 7 febbraio. Scadenze che – si sottolinea da più parti – rendono fondamentali un pronunciamento pro o contro l’operazione entro fine 2015, diversamente la questione rischia di finire nel tritacarne elettorale. Con tutti i rischi del caso. E se il Comune di Milano deve dire la sua, altrettanto dovrà fare quello di Bergamo, e nei medesimi tempi: se non fosse per il fatto che tra i soci pubblici è quello con la posizione più delicata, visti i problemi ambientali in ballo.

Serve quindi un passaggio politico per dare sostanza ad un obiettivo già condiviso nella forma dai soci di ambedue i lati: un’integrazione attraverso un percorso che non è una semplice fusione a freddo delle due società, procedura che avrebbe visto Bergamo ben sotto il 20%. Quindi sostanzialmente irrilevante. La strada illustrata da Paleari ai consiglieri d’amministrazione delle due società è la creazione di una newco dove far confluire parte delle quote dei soci: nella fattispecie quelle del Patto di sindacato bergamasco (69,02% di Sacbo) e del Comune di Milano (54,8% di Sea). Ovvero i pacchetti di controllo delle due società.

Ma vista dal lato Sea, questa soluzione avrebbe messo un socio forte come F2i (che detiene il 44% di Sea) in una posizione decisamente poco incisiva: quindi la soluzione più gettonata vede sì una newco, ma dove il Comune di Milano conferirebbe una quota inferiore a quelle in suo possesso, riservando il resto per un’eventuale quotazione in Borsa. Traguardo finale di tutta questa operazione. Insieme ad un’integrazione societaria che garantisca l’autonomia dei territori, Bergamo in primis.

Un disegno decisamente articolato che porterebbe alla creazione di un sistema aeroportuale capace di giocarsela alla pari con Fiumicino e con uno strumento come una newco che pare fatto apposta per andare a caccia di altri aeroporti, cominciando da Montichiari, per esempio... Ma un sistema capace anche di giocare alla pari con le compagnie aeree, considerando che, spalmate su Linate, Orio e Malpensa, nessuna avrebbe più del 20% del mercato complessivo. E se pensiamo che Ryanair da sola vale l’83% di Orio, si possono capire certi nervosismi irlandesi... Ma definito (e condiviso) lo spazio, ora tocca alla dimensione temporale, variabile decisiva in operazioni del genere. Se questo matrimonio s’ha da fare è il tempo di mettere su casa e senza indugiare in tatticismi di maniera. E se tutti sono davvero d’accordo come dicono, se non ora, quando?

© RIPRODUZIONE RISERVATA