Il gatto?
Va sterilizzato

I gatti che vivono con noi, andrebbero sempre sterilizzati (maschi e femmine che siano). Sterilizzare un gatto non è un atto di crudeltà, come molti credono, lo è invece tenerlo «intero» e non permettergli una vita sociale normale, obbligandolo a vivere «recluso» in appartamento o in giardino, impedendogli di accoppiarsi.

I gatti che vivono con noi, andrebbero sempre sterilizzati (maschi e femmine che siano). Sterilizzare un gatto non è un atto di crudeltà, come molti credono, lo è invece tenerlo «intero» e non permettergli una vita sociale normale, obbligandolo a vivere «recluso» in appartamento o in giardino, impedendogli di accoppiarsi.

Purtroppo è diffusa ancora la diceria che la sterilizzazione leda il benessere dei nostri amici con la coda. Ma non è vero: il gatto sterilizzato, sia maschio che femmina, vive in piena serenità e nessun'altra componente del suo carattere viene alterata, semmai diventerà più tranquillo.

Qualsiasi bravo veterinario consiglia la sterilizzazione, che presenta invece molti aspetti positivi: aumenta la socievolezza dell'animale, riduce lo stress ed il malessere a cui sono sottoposte le femmine durante il periodo di calore, diminuisce il rischio di cancro uterino ed elimina nei maschi l'esigenza di marcare il territorio con spruzzi di urina dall'odore pungente.

E per chi invece vive in campagna e il suo gatto può godere di spazi verdi e girovagare senza troppi pericoli, il discorso è lo stesso: la sterilizzazione va fatta; in primis perché è un atto di civiltà e rappresenta l'unico modo per arginare la sovrappopolazione felina e poi perché un gatto in calore libero di vagare, è a rischio di lotte cruente, di contrarre malattie (la FELV e la FIV, per fare un esempio) e di finire sotto le ruote di un'automobile. Non è piacevole ricordarlo, ma il 90% dei gatti non sterilizzati muore entro il sesto anno, contro i 15-16 anni di vita media dei gatti sterilizzati.

Ma se non siete ancora convinti, vi invito a visitare il gattile di Bergamo; in alcuni periodi dell'anno, ospita fino a 40 gattini; sono figli di «nessuno», trovati a vagare per la città o depositati davanti alla porta del rifugio. Qualcuno è malato e muore dopo poco e i più fortunati vivono in attesa di un'adozione. In certi casi aspettano anni. Buona riflessione.

Marco Bergamaschi

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