Domenica 07 Agosto 2011

Deungulazione,
che barbarie!

Qualche sera fa sono stato invitato a casa di amici per conoscere il nuovo arrivato, un gatto rosso di 9 anni dal passato turbolento. Durante i racconti delle traversie di Leo, questo il nome del micio, scopro che è privo di unghie, perché fatte asportare chirurgicamente da chi lo aveva precedentemente adottato. Inutile sottolineare il mio stupore, anche perché erano anni che non sentivo parlare di «deungulazione», la pratica che asporta in maniera definitiva le unghie.

Fino agli anni '90 era un intervento abbastanza comune negli Usa, eseguito durante l'anestesia per la sterilizzazione, ma nell'ultimo decennio numerose campagne di sensibilizzazione hanno debellato quasi del tutto il problema. La deungulazione consiste in dieci dolorose amputazioni, una per ogni falange, con le quali vengono tolti artiglio, osso, capsula articolare, nervi, legamenti collaterali e tendini flessori ed estensori, cioè tutto ciò che è fondamentale per il funzionamento della zampa. I gatti sono animali digitigradi quindi le dita aiutano la zampa a poggiare sul suolo in un preciso angolo e il dorso, le scapole e le articolazioni sono naturalmente designati a sostenere e distribuire il peso attraverso le dita durante i movimenti. La rimozione dell'ultima parte della falange altera drasticamente questo perfetto equilibrio e obbliga il gatto a poggiare le zampe in modo innaturale, causandogli sofferenze gratuite.

Tra le più frequenti complicazioni dovute alla deungulazione ci sono emorragie, danni al nervo radiale, schegge ossee che impediscono la guarigione, ricrescita dell'artiglio all'interno della zampa, dolori di natura cronica al dorso ed alle giunture di tutto il corpo; in molti casi è accaduto che il gatto abbia associato la lettiera, usata dopo l'intervento, alla sensazione di acuto dolore provato alle zampe e quindi abbia sviluppato un'avversione per l'intera vita alla lettiera. Altri gatti, invece, privati della possibilità di marcare il territorio attraverso l'uso degli artigli, hanno cominciato a farlo, urinando in giro per la casa, con la conclusione di essere portati di corsa in gattile ed essere iscritti nella lista dei soggetti «non adottabili».

Marco Bergamaschi

fa.tinaglia

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