La parole del Papa  un’ammonizione

La parole del Papa
un’ammonizione

Le parole del Santo Padre relative al presunto maggior attaccamento a cani e gatti rispetto all’eventuale vicino che soffre, hanno destato reazioni di sdegno e risentimento da parte di molti amici degli animali.

Da istruttore cinofilo e, prima ancora da cattolico praticante, approfittando di questa rubrica dedicata appunto a tutti i fan degli amici con la coda, vorrei provare, nel mio piccolo, a dare la mia piccola e libera interpretazione. Innanzitutto sono convinto che il papa non volesse lanciare strali contro nessuno, ricordiamoci che il nostro pontefice ha fatto della misericordia e del perdono i punti cardine del suo pontificato, soltanto ha voluto ammonirci di non cadere in patetiche esagerazioni (che poi vanno a danno innanzitutto degli amati quattrozampe).

Mi riferisco ad esempio all’antropomorfizzare in maniera eccessiva il proprio cagnolino. Vedere a spasso per la città cagnetti vestiti all’ultima moda infilati nei passeggini è qualcosa che agli occhi di un cinofilo grida vendetta. Poverino è quel cagnetto che per colpa di un proprietario, concedetemi il termine, egoista, viene privato della più grande libertà che possa avere: essere se stesso.

Inoltre, come dimenticare quell’episodio in cui, in occasione del suo compleanno il Santo Padre invitò a colazione quattro clochard di Roma, di cui uno con tanto di cagnolino al seguito. Papa Francesco sa bene quanto questi magnifici animali possano essere di aiuto e conforto per le persone sole e sconsolate, a cui a volte resta soltanto l’amicizia e l’amore di un cane.

Sa inoltre quanti cani ed altri animali tutti i giorni si prendono cura delle sofferenze altrui, per mezzo della pet therapy o in quanto cani d’assistenza per non vedenti e per innumerevoli altri tipi di disabilità, e ancora quanti altri sono al servizio delle unità da soccorso e delle forze di polizia.

Ecco, il pontefice ha soltanto voluto ammonirci di non cadere nelle esagerazioni, ha ricordato a tutti noi di non dimenticarci che, comunque prima vengono gli esseri umani. E sono altrettanto sicuro che chi ama e rispetta davvero gli animali non è certamente colui che rimane indifferente nei riguardi delle sofferenze altrui.

Paolo Bosatra

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