No al collare elettronico e a ogni forma di  coercizione

No al collare elettronico
e a ogni forma di coercizione

Prendendo spunto da un fatto di cronaca avvenuto pochi giorni fa e a cui L’Eco di Bergamo ha dato risalto, vorrei spiegare il perché la coercizione dovrebbe essere sempre evitata nel percorsi di addestramento di un cane.

Innanzitutto esaminiamo lo strumento «incriminato», ovvero il collare elettrico. Il suo funzionamento è molto semplice, ovvero mediante un telecomando azionato dal proprietario, questo fornisce una scossa elettrica al malcapitato cane che in quel momento non sta fornendo la risposta sperata o che non deve fare una determinata azione, giocando sul meccanismo del rinforzo, in questo caso negativo. Il tutto è acuito dal fatto che per il nostro amico la cosa è del tutto inaspettata, quindi oltre al dolore fisico, vi lascio immaginare l’autentico terrore che esso prova in quel momento.

Certo gli ideatori o gli utilizzatori di questo sistema potranno ribattere che esiste la possibilità di regolare l’intensità della scossa, o che la stessa viene assestata solo in caso di brutte abitudini del cane, come ad esempio fuggire da un cancello, magari che da su una strada trafficata. Vero, si tratta di un modo rapido per liberarsi di una brutta abitudine: ti avvicini al cancello? …«ZOT»!! ti do una bella scossa così tu associ il cancello alla scossa e non ti avvicini più. Problema risolto… Siamo proprio sicuri?

A chi fosse convinto di ciò rispondo che non è terrorizzando l’animale che si ottengono i veri risultati. Esiste anche una validissima alternativa, magari che richiede più tempo, pazienza e costanza ma che ripaga, e si basa sulla fiducia e sull’accreditamento che il nostro compagno peloso ha nei nostri confronti.

Come ottenerla? Sicuramente non con la coercizione e il terrore. Ottenere ubbidienza da un cane soltanto perché ha paura del suo padrone è limitativo, e compiacersene ricorda molto da vicino il concetto di leadership molto caro ai dittatori nordcoreani. Ma si tratta di finta ubbidienza, o se meglio credete di mera sottomissione. Finchè c’è il controllo «muscolare» della situazione vi sembra di essere a cavallo, ma…

Per descrivere queste situazioni mi piace citare il vecchio proverbio «via ‘l gat, bala i rat», con tutte le complicazioni del caso. Utilizzare coercizione significa inoltre mortificare qualcuno (l’essere umano così come il cane) offendendolo non solo fisicamente, ma anche nella sua dignità.

Il collare elettrico, quello con le punte e altri ancora sono considerati dalla legge strumenti di maltrattamento, e chi li utilizza è passibile di denuncia. Peccato che in Italia, il paese delle contraddizioni, sono però articoli di libera vendita.

Paolo Bosatra

Dog Trainer

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