Pitbull & co: come agire  per la sicurezza di tutti?

Pitbull & co: come agire
per la sicurezza di tutti?

I recenti fatti di cronaca meritano una riflessione sulla gestione di alcune razze che purtroppo spesso sono protagoniste di gravi incidenti e arrivando, come nel caso della tentata rapina dell’altra sera a Riccione, ad essere utilizzate a tutti gli effetti come armi.

Ho già avuto modo di dire, negli articoli precedenti di questa rubrica, che in Italia nel 2007 era stata emessa un’ordinanza, la quale poneva delle limitazioni ai possessori di cani di alcune razze ritenute pericolose (tra cui tra l’altro era compreso anche il dogo argentino), la stessa fu poi sostituita dall’entrata in vigore nel 2009 della cosiddetta “ordinanza Martini”, che poi fu leggerissimamente rivista in alcuni dettagli nel 2013, ed è a tutti gli effetti la “legge” a cui oggi si fa riferimento.

Nello specifico venne introdotto il moderno concetto di “proprietà responsabile”, che fece decadere la famigerata “black list” delle suddette razze pericolose.

All’uscita dell’attuale normativa, che introdusse il moderno concetto di “proprietà responsabile” e fece decadere la famigerata “black list” delle suddette razze pericolose, ne fui entusiasta, e tuttora ne sarei un grande sostenitore, peccato che la stessa purtroppo in alcuni paragrafi sia un pochino fumosa ed incompleta

Nello specifico mi soffermo su due punti:

1) il famoso “patentino” per proprietari di cani, reso fin da subito facoltativo e non obbligatorio, se non per quei cani dichiarati “impegantivi” a discrezione dei veterinari delle ASL in seguito a episodi di incidenti o morsicature.

2) il concetto di proprietà responsabile focalizzato dal mio punto di vista su chiunque venda cuccioli: che “proprietario responsabile” è chi cede un cane, di qualsiasi razza esso sia, senza sincerarsi nemmeno di dove questo vada a parare?

Evidentemente, visti i troppi incidenti a cui ancora si assiste, la legge attuale non basta, in quanto sancire che “Sarà vietato il possesso di cani ai delinquenti abituali o per tendenza; a chi è sottoposto a misure di prevenzione personale o a misura di sicurezza personale; a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva, per delitto non colposo contro la persona o contro il patrimonio, punibile con la reclusione superiore a due anni”, non è servito a molto

A questo punto mi permetto di suggerire una soluzione, ovvero di reinserire la vecchia lista (debitamente rivista, e non poco...) e di trattare quelle razze proprio come si fa con le armi da fuoco. Così dicendo, non intendo demonizzare questi cani a priori, proprio come non demonizzo a priori le pistole; a me le armi fanno paura e non ho mai sparato un colpo in vita mia, ma un conto è vedere una rivoltella nella fondina di un poliziotto, un altro è vederne una in mano a chicchessia. Proprio come si fa per la detenzione di armi da fuoco, chi desiderasse un cane di talune razze dovrebbe avere una specifica licenza, patente o chiamatela come volete, e lo stesso dicasi per chi le vende, che dovrebbe avere le stesse autorizzazioni ed accorgimenti di legge di una qualsivoglia armeria. In fondo cosa c’è di male? Sono forse illegali le armerie o è forse illegale detenere un’arma? Assolutamente no. E la legge italiana in materia è secondo me molto meglio di quella statunitense, i cui risultati li conosciamo tutti...

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