Venerdì 05 Febbraio 2010

Fiat/"Nemmeno un euro dallo Stato": scontro Montezemolo-Calderoli

Roma, (Apcom) - Roma, 5 feb. (Apcom) - "Da quando noi siamo alla Fiat non abbiamo preso un euro dallo Stato": la frase del presidente della Fabbrica Italiana Automobili Torino, nel quadro dell'ampio discorso di questi giorni sugli incentivi di Stato per l'acquisto di auto nuove, ha provocato molte reazioni e sopra tutte quella del ministro per la Semplificazione. "Se è una barzelletta non fa proprio ridere" ha commentato il leghista Roberto Calderoli. E ha rincarato la dose parlando di "un'azienda che i nostri padri consideravano di Stato proprio per gli interventi statali che ha ricevuto negli anni". Il nodo del rinnovo degli eco-incentivi scaduti a fine 2009 è al centro del confronto tra Fiat e governo sul futuro dell'impianto siciliano di Termini Imerese, che il Lingotto intende chiudere. Il governo ieri aveva sostanzialmente indicato che potrebbe ripristinare gli incentivi se la Fiat promettesse occupazione. Una posizione che aveva ovviamente trovato l'appoggio del sindacato. Grazie agli incentivi, in gennaio le nuove immatricolazioni sono state superiori al 30%. Ma Sergio Marchionne, l'ad Fiat, ieri ha tagliato la testa al toro spiegando che se il governo non rinnova gli incentivi, per Fiat va bene lo stesso. E Montezemolo oggi ha ribadito, "sono sulla stessa linea". Poi ha aggiunto: "Ho visto cifre che dicono che gli incentivi che vanno ai consumatori e alle aziende sono andati al 70% alle aziende straniere e solo il 30% alla Fiat, quindi credo che dobbiamo uscire dall'approccio demagogico". Il presidente di Fiat aveva voluto stemperare le polemiche di ieri parlando di un "rapporto molto chiaro e molto positivo" fra Fiat e governo e promettendo che "le scelte industriali che servono a mantenere competitiva un'azienda non potranno essere disgiunte dal problema di farsi carico delle famiglie". Si schiera con Fiat il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: per Termini Imerese bisogna individuare soluzioni che consentano il reimpiego dei lavoratori, perchè lo stabilimento siciliano "ha, non da oggi, un profilo di minore produttività, una scarsa efficienza e problemi legati alla logistica. Se si fanno stabilimenti che non hanno ragioni economiche non c'è incentivo che tenga".

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