Venerdì 04 Giugno 2010

Sisma Abruzzo/Mancato allarme, indagata Commissione Grandi rischi

Roma, 4 giu. (Apcom) - Omicidio colposo per 'mancato allarme' alla popolazione in occasione del terremoto che la notte del 6 aprile 2009 colpì L'Aquila e numerosi paesi dell'Abruzzo. Con questa ipotesi di reato la Procura del capoluogo ha emesso sette avvisi di garanzia nei confronti dei 'vertici' della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi. I destinatari sarebbero le persone che parteciparono e, secondo il verbale, presero parola all'ultima riunione della commissione, il 31 marzo 2009, pochi giorni prima della scossa. Tra loro ci sarebbero Franco Barberi (vicepresidente della commissione), Enzo Boschi (direttore dell'Ingv), Giulio Selvaggi (direttore del Centro Nazionale Terremoti), Gian Michele Calvi (presidente della fondazione Eucentre, European Centre for Training and Research in Earthquake Engineering), Claudio Eva (professore di Fisica terrestre e Sismologia a Genova), Bernardino De Bernardinis (vice capo del settore tecnico-operativo della Protezione civile), Mauro Dolce (direttore dell'ufficio Valutazione, prevenzione e mitigazione del rischio sismico della Protezione civile). Secondo la Procura gli indagati sarebbero responsabili di non aver in qualche modo messo in allarme la popolaziona abruzzese, prevedendo che prima o poi un terremoto devastante avrebbe colpito quelle zone. Durante la riunione, infatti, Boschi aveva detto che era "improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta". Commentando la notizia, il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente ha ricordato che in quelle settimane "le mie richieste sulla situazione allarmante dello sciame sismico rimasero inascoltate", mentre per Boschi l'indagine "fa parte del gioco, anche se ne avrei fatto volentieri a meno". Più dura la reazione della Protezione civile, che in una nota parla di "incomprensibile attività della magistratura aquilana" e, oltre a ricordare che quel terremoto era impossibile da prevedere, sottolinea come nell'occasione "la situazione dell'Abruzzo veniva monitorata con la dovuta attenzione" e prima della scossa del 6 aprile "il massimo delle attività possibili consentite dalla scienza e dalle tecnologie condivise a livello mondiale era stato messo in campo".

AquSav

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