Giovedì 27 Agosto 2009

Italia-S.Sede/Padania contro Concordato. Poi Lega fa retromarcia

Roma, 27 ago. (Apcom) - Modificare unilateralmente il Concordato, dopo lo scontro sull'immigrazione fra il Carroccio e la Santa Sede, deve essere sembrato troppo anche alla Lega. E così, dopo la proposta della 'Padania' di cambiare le norme che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica, è servito l'intervento dei capigruppo leghisti di Camera e Senato per sedare la polemica: il Concordato non si tocca. Lo scontro sul terreno dell'immigrazione delle scorse settimane, culminato nelle accuse rivolte da monsignor Vegliò al ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, aveva indotto il quotidiano del Carroccio a una durissima presa di posizione contro il Vaticano, con un articolo firmato da Stefano B. Galli. Dopo aver ricordato "l'ultimo episodio di una lunga serie di ingerenze ideologiche e squisitamente politiche da parte di uomini delle gerarchie ecclesiastiche", la Padania lanciava un vero e proprio avvertimento: "I confini e le sfere di ingerenza reciproca fra Stato e Chiesa sono precisi. Tuttavia se i rapporti fra lo Stato e la Chiesa andranno avanti lungo questa deriva, ossia le gerarchie ecclesiastiche proseguiranno in questa politica marcatamente interventista nei confronti delle decisioni e degli orientamenti della politica e delle istituzioni al di là di ogni ragionevole confine di neutralità delle rispettive sfere di intervento, bisognerà inserire nell'agenda delle riforme anche una revisione di Concordato e Patti Lateranensi. Non ci pare il caso". Chi di certo non gradisce l'articolo è monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti: "Non mi fermo a raccogliere le pietre che mi lanciano dietro. Se parlano contro di me posso rispondere solo che quando un arcivescovo, in coscienza, sa di aver fatto il proprio dovere dicendo ciò che la Chiesa insegna, non si ferma a raccogliere le pietre che gli lanciano dietro". Ma l'affondo della Padania provoca, com'è ovvio, anche le critiche dell'opposizione. Dall'Italia dei valori è il capogruppo al Senato Felice Belisario a lanciare l'allarme: "La Lega chiede di rivedere il Concordato? Una minaccia degna del peggior ricattatore: se parli ti faccio fuori. Ma probabilmente quelli del Carroccio sono messaggi indiretti al premier, per ottenere ancora di più da un Presidente del Consiglio sempre più debole". Il Partito democratico chiama in causa direttamente il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Enrico Letta reclama chiarezza "in Parlamento", sollecitando il Cavaliere a prendere la parola: "Su questi temi deve parlare il Presidente del Consiglio, gli chiediamo di venire in Parlamento a dire la sua sul tema del rapporto fra la Chiesa e il Governo, alcune sue componenti e alcuni suoi ministri, come il ministro dell'Interno che ha tante competenze importanti nel rapporto con la Chiesa". Beppe Fioroni, invece, manda un messaggio ai cattolici del pdl, chiedendo di "mettere un argine alle parole di Bossi e Calderoli". L'imbarazzo del Pdl è evidente dalla scelta del partito di Berlusconi di non commentare la sortita del quotidiano leghista. Poi nel pomeriggio arriva la brusca frenata dei 'padani'. "La Lega - scrivono Federico Bricolo e Roberto Cota in una nota - non ha alcuna intenzione di modificare il Concordato che così com'è va bene". Secondo i due capigruppo "l'articolo è stato scritto da un editorialista esterno ed esprime le sue opinioni personali". Poi, rivolgendosi alla Santa Sede: "Ricordiamo che per quanto ci riguarda non c'è alcuno scontro con la Chiesa Cattolica, anche se alcuni personalità come monsignor Marchetto hanno fatto dichiarazioni contro l'operato di questo governo che noi non condividiamo". La marcia indietro provoca la soddisfazione del Presidente della Camera Gianfranco Fini, di fronte alla platea genovese della festa del Pd. Pur non risparmiando affondi sul tema dell'immigrazione, Fini prende atto della nota dei capigruppo: "E' positivo che la Lega abbia smentito la Padania, dicendo che il Concordato non c'entra nulla: e ci mancherebbe". E anche per il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, il caso è chiuso: "Le parole ufficiali della Lega fanno chiarezza sul fatto che l'attuale maggioranza non pensa neanche lontanamente a mettere in discussione il Concordato tra Stato e Chiesa". Tom

MAZ

© riproduzione riservata