Lunedì 16 Dicembre 2013

Dai vestiti allo smartphone

Ecco il «galateo» per i preti

Don Michele Garini firma un galateo dedicato ai sacerdoti e alle comunità per evitare di cadere nei “trabocchetti” della modernità.

Gli studiosi della sociologia della religione concordano sul fatto che fino a pochi decenni fa lo “status” del prete, inteso come posto nella società, era considerato molto importante, rispettabile, addirittura “essenziale” per molti aspetti, primo fra tutti l’assicurare quella “cura delle anime” che era e resta il compito centrale di questo ministero di servizio ecclesiale.

Oggi, forse, la figura del prete possiede meno fascino presso le giovani generazioni, anche se ha mantenuto una sua visibilità, anzi onorabilità di fondo, esclusi quei casi – pochi ma efferati – di preti scandalosi, artefici di episodi di pedofilia o similari, che hanno gettato nell’angoscia non soltanto i vertici della gerarchia, ma gli stessi semplici fedeli.

Trovarsi di fronte a casi del genere ha creato sconcerto e anche sconforto: se non ci si può più fidare nemmeno del prete, dove andremo a finire?, si sono chiesti molti buoni cristiani.

E proprio per evitare che la natura profonda di questa vocazione, di questo sacramento di servizio che accanto a quello del matrimonio, regge l’impalcatura sociale della Chiesa, vada in crisi; per evitare ancora che l’immagine del prete cada nei trabocchetti della “modernità”, proprio un giovane prete, don Michele Garini, della diocesi di Mantova, si è cimentato in un libro difficile: descrivere lo stile di vita, le buone maniere che un prete dovrebbe assumere oggi, per poter assolvere ai suoi doveri, continuando a rappresentare, come lo è stato in passato, un punto di riferimento per tutti, per credenti e praticanti, ma anche per quelli che non credono e non vanno in chiesa.

Preti troppo indaffarati? Ecco quindi il senso e lo scopo del volume «Galateo per i preti e le loro comunità» (Edizioni Messaggero), uscito in questi giorni e che non mancherà di far discutere. Don Garini non punta a riproporre un’immagine «angelicata» del prete, che forse nel secolo scorso, almeno nei primi decenni, si tendeva in qualche modo a diffondere.

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