Mamme sotto l'ombrellone
Una vacanza faticosa ma perfetta
Ormai dovrei saperlo. Niente è mai come sembra. Un intero inverno a spulciare siti Internet alla ricerca della «masseria immersa nella quiete degli ulivi» per scoprire che, malauguratamente, la stessa idea l'hanno avuta altre famiglie con prole. Pure numerosa.
Lettura 3 min.Ormai dovrei saperlo. Niente è mai come sembra. Un intero inverno a spulciare siti Internet alla ricerca della «masseria immersa nella quiete degli ulivi» per scoprire che, malauguratamente, la stessa idea l'hanno avuta altre famiglie con prole. Pure numerosa.
È così che la mia veranda, dove un tempo le cicale cantavano serafiche, si trasforma in un asilo nido con esserini alti meno di un metro e mezzo che spuntano come funghi. Perché, ma questo lo sapevo già, non sono una brava nel gestire queste cose: in casi estremi, estremi sono i rimedi e la mamma più scafata è quella che i figli li rifila alla vicina.
Ecco, appunto. Regola numero uno, quindi: istruire per bene i propri ragazzetti e spedirli dal primissimo giorno a fare amicizia lontano dal tuo appartamento mentre tu bellamente te ne infischi. E sopravvivi. Invece io no, finisco sempre per raccattare bambinetti ovunque, con i miei attaccati a cozza alle sottane.
Significativa la domanda del nano grande, cinque anni: «Mamma, vacanza vuole dire che in questi giorni non ci lasci mai?», e le ferie prendono subito una direzione faticosa, con una programmazione delle giornate più svizzera di quando ci sono da far convergere i turni del lavoro-baby sitter-nonni e attività collaterali di tutta l'allegra famigliola.
Non che sia l'unica a viverla così: il «vademecum di sopravvivenza vacanze» lo si stila in gruppo, mamme sull'orlo di una crisi di nervi che già a fine giugno rimpiangono il lavoro: almeno lì si ha a che fare (quasi sempre) con adulti, nessuno (quasi sempre) strilla e nessuno (aspetto da non sottovalutare) è da accompagnare in bagno.
Si parte allora dallo scoglio valigie, che anche quest'anno ho toppato alla grande: sette inutili vestine per la bimba di tre anni, cinque paia di scarpe (più delle mie e lei regolarmente sta scalza) e un miserrimo maglioncino mentre tra il vento e il fresco della campagna forse ci stava pure bene una felpa.
Il kit farmacia l'ho organizzato con l'amica di sempre: lei, con le sue due nane e i viaggi in giro per il mondo, ne sa più della pediatra e mi rifila ogni anno una lista che è un mix di prodotti omeopatici e farmaci «insostituibili». Peccato che alla fine mi sono dimenticata l'unica medicina necessaria («Ma dai, te l'avevo detto un mese fa…») e ho finito per litigare con la farmacista del paesello sperduto in cui sono capitata. Imperdonabile errore, il mio, con inevitabile ricerca sul navigatore di farmacie-guardie mediche-Pronto soccorso vicini.
Impossibile poi non spendere due parole sul viaggio, con tutta quella strumentazione di sopravvivenza alla noia necessaria per i mille chilometri che hanno stordito pure me: la lista proponeva giochi, libri, musica personalizzata (ognuno ha la sua compilation: al ragazzetto piace Jovanotti, la piccoletta si ascolta tutte le canzoncine dementi di Peppa Pig), ipod e ipad con app bambinesche e cartoni animati, tra Little Pony, educational e la mitica Cenerentola, che resiste all'Iron Man di turno e per la quale faccio segretamente ancora il tifo.
E fin qui ancora il mare non lo abbiamo visto, perché se poi siete anche voi di quelli che la vacanza la volete spartana, ecco le successive liste da fare: la sacca dei giochi per la spiaggia, il kit maschera, braccioli, materassino e tutto quello che un bambino considera indispensabile e da trascinare quotidianamente nell'ennesima spiaggia prescelta dopo summit familiari mattutini. Immancabili poi l'ombrellone, asciugamani come piovesse, creme, libri e giornali.
E le biglie? Il frigo con il pranzo? Non vorrete poi dimenticare la tenda antivento per la siesta del pomeriggio: le spiagge di Sardegna e Sud Italia ne sono costellate, con Decathlon che ringrazia soddisfatto. E quando hai scaricato tutto, ti sei fatta un varco tra le famiglie già stanziate e sempre più pluriaccessoriate di te (lista per il prossimo anno: aggiungere quello che le supermamme hanno e tu no), quando hai assistito a tutti i tipi di tuffi, castelli, raccolte di sassi e conchiglie, partite a pallone e frisbee della giornata, è ora di recuperare tutto e tutti e pensare già al turno docce, alla cena da organizzare e soprattutto alle zanzare da ammazzare prima che non ammazzino la figlia piccola che si gonfia come una zampogna.
Nel frattempo tu la crema ti sei dimenticata di metterla e hai l'eritema dal primo giorno, non hai letto il giornale - che è ovviamente finito in mare - e non ti capaciti di come la mamma dell'ombrellone vicino possa avere avuto il tempo per ripassarsi pure il rossetto, maledetta lei. Ma grazie al cielo arriva la sera: l'asilo rompe le fila, ognuno finisce a casa sua e tu rimetti in ordine la giornata, insieme alle cicale che ritorni a sentire.
Inesorabile la palpebra cala e, in un immancabile risveglio notturno, la nana piccola arriva gongolante fino al tuo letto e ti sussurra: «Mamma, che giolnata melavigliosa questa». Basta questo per tutta la vacanza: sorridi come un'ebete e, alla fine pure le innumerevoli, scombinate e molto spesso inutili liste finiscono nel dimenticatoio. Perché la vacanza si riduce a questo: una frase sghemba, un sorriso assonnato. E un'estate faticosa ma decisamente perfetta.
Fabiana Tinaglia
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