Romeno fermato in aeroporto
Arrestato con «l'insalata» allucinogena

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Nella sua valigia c'erano 26 chili di «khat», una pianta dell'Africa Orientale che ha l'aspetto di un normale ortaggio, ma in realtà contiene un principio attivo con effetti simili a quelli dell'amfetamina. Una droga vera e propria, dunque, che in Italia è illegale e che l'altro ieri all'aeroporto di Orio al Serio ha fatto scattare le manette attorno ai polsi di un passeggero appena atterrato con un volo dall'Inghilterra: si tratta di un quarantaquattrenne romeno, P. S., ora in carcere con l'accusa di importazione di stupefacenti.

Ad arrestarlo nel pomeriggio di domenica 20 settembre sono stati i militari della tenenza della Guardia di Finanza di Orio e i funzionari dell'Agenzia delle Dogane, impegnati in un servizio mirato contro il traffico internazionale di droga e di valute. L'uomo è arrivato nello scalo orobico con un volo proveniente da Londra Stansted e quando ha ritirato la valigia dai rulli che trasportano i bagagli dalla pista all'uscita, è stato fermato per un controllo. Appena i finanzieri e i funzionari doganali hanno aperto la valigia, hanno trovato le piantine e le hanno riconosciute subito come il noto vegetale (conosciuto anche col nome di «Catha edulis») che in molti paesi africani e arabi è di uso comune, ma in Italia è considerato uno stupefacente a tutti gli effetti e rientra nella tabella 1, la stessa in cui figurano la cocaina e le droghe più pericolose.

Le piantine di khat sono state subito poste sotto sequestro, mentre l'uomo è stato arrestato e condotto nel carcere di via Gleno per rispondere del reato di importazione di stupefacenti: nelle prossime ore sarà interrogato dal gip che dovrà pronunciarsi sulla convalida dell'arresto e sulla misura cautelare. Quello di domenica non è il primo sequestro di khat nella nostra provincia, dove negli ultimi anni si sono moltiplicati i tentativi di importare dall'estero questo vegetale che secondo le forze dell'ordine non è più solo una «droga etnica», diffusa cioè solo in determinate popolazioni, ma sta lentamente prendendo piede tra differenti categorie di consumatori. La pianta è stata classificata come sostanza stupefacente nel 1980 dall'Organizzazione mondiale della sanità: le foglie di khat contengono infatti un alcaloide dall'azione stimolante, che causa stati di eccitazione e di euforia. È di uso comune in Yemen, Etiopia, Eritrea e Somalia, anche come antidolorifico, e in alcune zone del Marocco viene lasciata crescere liberamente. In Italia invece la sua detenzione a fini di spaccio è punita secondo le norme del codice penale e anche in diversi Paesi arabi e nordafricani la sua coltivazione è severamente contrastata.

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