Mazzette per l’hotel a Cassano
Il pm chiede 32 mesi per Begnini

Una condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione per il costruttore di Cologno al Serio Giambattista Begnini, e la confisca della somma di 50 mila euro, pari alla presunta tangente pagata a due mediatori per ottenere il via libera a completare la realizzazione di un hotel a Cassano d’Adda.

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Sono le richieste avanzate lunedì 24 novembre dal pm di Milano Paolo Filippini, nel processo con al centro un presunto giro di mazzette versate a politici e amministratori pubblici del Comune dell’hinterland milanese, tra cui l’ex sindaco Edoardo Sala, per ottenere provvedimenti favorevoli ad alcuni progetti urbanistici.

Sul procedimento incombe però il rischio prescrizione, in quanto i reati di cui sono accusati Begnini e gli altri imputati risalgono agli anni tra il 2007 e il 2009. Secondo il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e il pm Paolo Filippini, Begnini nel 2007 avrebbe incontrato l’allora sindaco di Cassano d’Adda, Edoardo Sala, al ristorante milanese «A Riccione» e là si sarebbe messo d’accordo con lui per il versamento della tangente.

Mazzetta che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il sindaco chiedeva e il costruttore era interessato a dare per portare a termine il Park Hotel, un albergo a Cassano. Così, secondo l’accusa, Begnini avrebbe consegnato, il 27 novembre e il 7 dicembre 2007, all’architetto milanese Michele Ugliola, ritenuto il «collettore» delle tangenti, e al suo collaboratore e cognato Gilberto Leuci 50 mila euro in contanti.

La tesi accusatoria è stata respinta dal difensore del costruttore, l’avvocato Antonio Argento, difensore del costruttore, nella sua arringa in aula. «L’imprenditore è stato costretto a pagare per ottenere quello che legittimamente gli spettava - ha affermato l’avvocato -, non dovrebbe comparire come imputato ma piuttosto come persona offesa». Secondo il legale, quindi, Begnini deve «essere dichiarato innocente e assolto».

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