Tirana, Azzola ritorna a Nembro
Killer in cella. La ricerca del movente

E’ atteso nel tardo pomeriggio di sabato 8 a Nembro il feretro di Giampaolo Azzola, l’imprenditore di 55 anni ucciso lunedì nel corso di una sparatoria in un locale di Tirana

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La procura della capitale, dopo gli accertamenti medico-legali, ha disposto in nullaosta per la restituzione della salma ai familiari. E con un lungo viaggio fino a Bari, dove domani mattina approderà il traghetto in arrivo da Durazzo, Paolo - così come lo chiamavano familiari ed amici - tornerà in serata in Italia lasciando per sempre la terra che l’aveva accolto, che aveva imparato ad amare, dove aveva trovato amici, affetti e la possibilità di invertarsi nuovi business. Ma anche la morte, una morte tragica, maturata in uno scenario che non è ancora del tutto chiaro.

Le «gazete» albanesi, che continuano a dare conto delle indagini dopo il massacro all’Ante Grande Club, giovedì 6 scrivevano che la Procura di Tirana ha disposto che l’autore della carneficina - oltre ad Azzola, ha ammazzato tre giovani albanesi, di cui uno era il figlio di un’ex procuratore - dopo il fermo di lunedì notte, resti in carcere in attesa del processo perché è «persona pericolosa» (aveva già ucciso nel 2011, ma era a piede libero).

S’inseguono, intanto, voci e versioni sul movente dell’eccidio e su come sono andate realmente le cose quella notte nel locale che l’imprenditore bergamasco frequentava spesso insieme ad amici. Futili motivi o regolamento di conti? Oppure un diverbio sul pagamento di piccoli quantitativi di droga, cresciuto - complice massicce dosi di alcol - fino alla carneficina? Quel che pare ormai certo e senza ombra di dubbio, è che Paolo Azzola non era una vittima designata.

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