Mercoledì 05 Maggio 2010

Iacchetti giovedi al «Creberg»:
«Com'è attuale il Signor G»

“Spero che l'aerosol mi metta un po' a posto, altrimenti sarà dura cantare stasera”. Lo aspettano a sera per un altro concerto, ma Enzo Iacchetti quando ci risponde è reduce dalla vittoriosa trasferta a Barcellona. Da Interista sfegatato ha gridato a più non posso. “Mi scuserò due volte”, aggiunge.

Il conduttore di “Striscia” sta girando per i teatri d'Italia con lo spettacolo “Chiedo scusa al signor Gaber” che giovedì sera fa tappa al Creberg Teatro di Bergamo (inizio ore 21; biglietti disponibili). La scaletta privilegia il repertorio gaberiano dei primi anni, ma è soprattutto un omaggio al teatro canzone, visto che Iacchetti alterna qualche monologo scritto a quattro mani con Giorgio Centamore, a canzoni come “Il Riccardo”, “Barbera & Champagne”, “Cerutti Gino”, “Porta Romana”.

“Chiedo scusa al signor G” non è un semplice recital di cover, le canzoni vengono rivisitate, riscritte, persino stravolte, grazie al contributo della Witz Orchestra e del pianista, compositore e arrangiatore Marcello Franzoso. Dopo il disco, acclamato da buona parte della critica, Enzo Iacchetti ha vinto ogni ritrosia e si è messo in gioco anche a teatro.

“All'inizio ero molto impaurito. E' stato difficile realizzare il disco. Temevo che non tutti apprezzassero. So che alcune canzoni di Giorgio sono intoccabili: “Porta Romana” è quella che è e se cambi le parole, ti sparano. Ho dovuto convincermi pian piano di questo lavoro. Poi mi sono detto: ma io ero amico di Gaber! Mi confrontavo con lui, mi diceva quello che pensava, io gli dicevo quel che pensavo di conseguenza. Se faccio un buon lavoro musicale ci sta che piaccia anche a lui. Così mi sono convinto".

Si è chiesto cosa avrebbe detto oggi Gaber in un suo spettacolo? “E' una domanda durissima che mi pongo tutti i giorni. Ogni sera mi chiedo che tipo di spettacolo potrebbe fare Giorgio di questi tempi. Mi chiedo cosa direbbe più di quel che ha detto. Ma credo che si sarebbe semplicemente annoiato di questo passaggio indietro nel tempo. Destra e sinistra, la crisi che impera, ogni giorno succede un casino, sembra che tutto vada bene, ma non è vero. Adesso avrebbe settant'anni e forse non lavorerebbe più; o forse si sarebbe dedicato a qualche altra cosa per qualche tempo”.

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a.ceresoli

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