Mercoledì 24 Novembre 2010

Un minuto con Dante Alighieri
La profezia di Farinata

LA PROFEZIA DI FARINATA

IF X, 121 ss.


Indi s'ascose; e io inver' l'antico
poeta volsi i passi, ripensando
a quel parlar che mi parea nemico.

Elli si mosse; e poi, così andando,
mi disse: «Perché se' tu sì smarrito?».
E io li sodisfeci al suo dimando.

«La mente tua conservi quel ch'udito
hai contra te», mi comandò quel saggio.
«E ora attendi qui», e drizzò 'l dito:

«quando sarai dinanzi al dolce raggio
di quella il cui bell'occhio tutto vede,
da lei saprai di tua vita il viaggio».


Nell'episodio famosissimo dell'incontro con Farinata e Cavalcante, il padre di Guido, Dante costruisce due dialoghi uno dentro l'altro, come in un gioco di scatole cinesi. Con Farinata si tratterrà a parlare del destino di Firenze e del destino che lo attende, cercando di cogliere il senso oscuro delle parole profetiche di Farinata riferite al suo prossimo esilio. Con Cavalcante ci sarà invece quell'equivoco legato al tempo verbale che Dante usa a proposito di Guido e che il padre interpreta come se il figlio fosse già morto.

Interessante il turbamento che Dante prova al termine del colloquio e che Virgilio nota attraverso l'atteggiamento pensoso del discepolo. Virgilio raccomanda a Dante di conservare bene nella memoria queste parole relative all'esilio e di attendere che una donna, Beatrice, quando la incontrerà nel paradiso terrestre, possa svelargli il senso di questa profezia collocandola dentro il contesto del suo destino ultimo.

Il suggerimento di Virgilio è prezioso: anche le parole che preannunciano situazioni difficili che ci possono creare sofferenza e disagio vanno conservate con cura ma soprattutto vanno inserite dentro il contesto più generale del nostro destino ultimo; vanno non solo metabolizzate ma anche relativizzate, messe cioè in relazione con la prospettiva dell'eternità e della resurrezione finale.

Enzo Noris

a.ceresoli

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