Lunedì 13 Dicembre 2010

Un minuto con Dante:
lo smisurato orgoglio umano

CAPANEO: LO SMISURATO ED INGANNEVOLE ORGOGLIO UMANO.

If XIV, vv. 19 ss.

D'anime nude vidi molte gregge
che piangean tutte assai miseramente,
e parea posta lor diversa legge.

Supin giacea in terra alcuna gente,
alcuna si sedea tutta raccolta,
e altra andava continuamente.

Quella che giva intorno era più molta,
e quella men che giacea al tormento,
ma più al duolo avea la lingua sciolta.

Sovra tutto 'l sabbion, d'un cader lento,
piovean di foco dilatate falde,
come di neve in alpe sanza vento.

Lasciata la selva dei suicidi e degli scialacquatori, Dante e Virgilio raggiungono una landa desolata, un sabbione arroventato, attraverso il quale passa un fiume di sangue incandescente, il Flegetonte. Lungo il fiume corrono degli argini di pietra sul quale i nostri possono camminare senza bruciarsi.

Da un lato il fiume di sangue bollente e dall'altra una distesa di sabbia infuocata: il paesaggio è lunare e terrificante, dal cielo scendono fiocchi che sembrano di neve ma in realtà sono di fuoco. I dannati, divisi in greggi numerose, sono in posizione supina (i violenti contro Dio, ovvero i bestemmiatori), in drappelli che corrono senza sosta (i sodomiti, violenti contro natura) ed accovacciati (gli usurai, ovvero i violenti contro l'arte, cioè i mestieri).

Dante e Virgilio si avvicinano ai bestemmiatori e notano un individuo di grande corporatura, è Capaneo uno dei sette contro Tebe, un personaggio del mito famoso per la sua tracotanza. Costui osò bestemmiare Giove e fu da questi incenerito.

Dante fa pronunciare a Capaneo una frase emblematica: «Qual io fui vivo, tal sono morto». La punizione di Capaneo, farà notare Virgilio, consiste proprio nella sua rabbiosa convinzione di essere un vincitore, mentre in realtà è vinto dalla sua stessa protervia.

Enzo Noris

a.ceresoli

© riproduzione riservata