Sabato 26 Febbraio 2011

Torna la «poliziotta» Joan
E stavolta riempie il teatro

La “poliziotta” è tornata. Un anno fa a Seriate riempì solo mezzo teatro Gavazzeni, scontando la contraddizione della piazza bergamasca: cartelloni di qualità che altre province ci invidiano ma che talora – eccezion fatta per il festival jazz - incontrano una risposta pigra, refrattaria alle novità e a un gusto raffinato che vada oltre i concerti a presa rapida e popolare come quelli, ad esempio, dei Pooh, di Vasco Rossi o Ligabue (mortificante fu l'indifferenza verso un fuoriclasse come Randy Newman nel 2006).

Lo spettacolo che Joan As Police Woman tenne a Seriate rimane una delle più belle sorprese del 2010 ed ebbe torto marcio chi se lo perse. Succederà il contrario al teatro Franco Parenti di Milano, la sera di giovedì 3 marzo: qui la cantante americana registra il tutto esaurito ormai da giorni e in platea arriveranno anche da Bergamo per applaudirla. Stavolta non ci saranno pentiti ma tanti dispiaciuti di non aver comprato il biglietto in tempo, dal momento che le richieste continuano nonostante non resti un buco libero. Ovvio, e matematico, che con i grandi numeri di una metropoli sia più facile il sold out.

Piuttosto Joan As Police Woman, che all'anagrafe fa Joan Wasser, dovrà convincere il pubblico italiano (e avrà cinque date di tempo: dopo Milano, Perugia, Bari, Roma e Firenze) che il nuovo album che viene a presentarci dal vivo – “The deep field”, uscito quest'anno – è all'altezza dei due, originali e preziosi, che l'hanno preceduto, “Real Life” del 2006 e “To Survive” del 2008. Al primo ascolto non si direbbe ma al secondo va già meglio. Ha ragione Matteo Bordone quando scrive su Rolling Stone che questo è un disco «più aereo, più atmosferico». E più difficile da digerire. Va un po' masticato, gli altri si scioglievano in bocca (e nel cuore).

Le singole canzoni risultano meno incisive dei successi che l'hanno svelata ma il suo «punk rock rhythm and blues and soul» - come Joan ama definire il proprio sound – ha il coraggio di non sedersi sugli allori e in “The deep field” si arricchisce di ulteriori suoni. La pretesa è un lavoro dal respiro universale, con il titolo che cita un'immagine cosmica così battezzata dagli scienziati dopo averla fotografata con il telescopio Hubble. Joan vuole navigare in spazi sconfinati per «parlare a tutti» di speranza, per liberare la mente «dai mostri che ci creiamo quando cominciamo a preoccuparci di ogni cosa», per «sorridere agli estranei», per «vivere bene» e sentire la gioia.

Spiritualità, amore per il mondo ma anche passione carnale. A 40 anni conosce la vita e si sente matura per arrangiarne ogni aspetto. Estrosa, affascinante, dalla voce sensuale e dai modi gentili, creativa e versatile (canta, suona il violino, la chitarra e il piano e a Milano sarà in trio con Tyler Woods al basso e tastiere e Parker Kindred alla batteria): i suoi concerti sono sempre un'esperienza, mai lasciare la poltroncina vuota quando passa la “poliziotta”.

Andrea Benigni

e.roncalli

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