Venerdì 13 Maggio 2011

Un minuto con Dante Alighieri
Il sommo poeta arrossisce

DANTE ARROSSISCE AL RIMPROVERO DI VIRGILIO

10 «Perché l'animo tuo tanto s'impiglia»,
11 disse 'l maestro, «che l'andare allenti?
12 che ti fa ciò che quivi si pispiglia?

13 Vien dietro a me, e lascia dir le genti:
14 sta come torre ferma, che non crolla
15 già mai la cima per soffiar di venti;

16 ché sempre l'omo in cui pensier rampolla
17 sovra pensier, da sé dilunga il segno,
18 perché la foga l'un de l'altro insolla».

19 Che potea io ridir, se non «Io vegno»?
20 Dissilo, alquanto del color consperso
21 che fa l'uom di perdon talvolta degno.


All'inizio del canto V i due pellegrini riprendono il loro cammino ma Dante si attarda incuriosito ad osservare le anime dei pigri che hanno notato con stupore come proietti sul terreno la sua ombra. A questo punto Virgilio lo rimprovera aspramente, invitandolo a non perdersi dietro alle chiacchiere della gente e a mantenersi saldo nei suoi propositi; usa anche la similitudine dell'uomo che, per incostanza, passa da un pensiero ad un altro senza concludere nulla di buono. Dante, rendendosi conto della sua pigrizia e di essersi meritato i rimproveri del maestro, arrossisce.

Questa sua reazione non lo giustifica ma lo rende degno di perdono. L'episodio ricorda quello precedente di Catone che aveva rimproverato Dante, Virgilio e le anime appena giunte alla spiaggia del Purgatorio perché si erano attardate ad ascoltare il canto del musico Casella. Nel Purgatorio non c'è tempo per distrazioni inutili, per attardarsi compiaciuti dalle vanità, occorre vigilare affinché “l'uomo vecchio” con le sue abitudini di un tempo non prenda il sopravvento sull'”uomo nuovo”.

Enzo Noris

fa.tinaglia

© riproduzione riservata