Mercoledì 01 Giugno 2011

Un minuto con Dante Alighieri
Quando si parte il gioco della zara

QUANDO SI PARTE IL GIOCO DELLA ZARA

1 Quando si parte il gioco de la zara,
2 colui che perde si riman dolente,
3 repetendo le volte, e tristo impara;

4 con l'altro se ne va tutta la gente;
5 qual va dinanzi, e qual di dietro il prende,
6 e qual dallato li si reca a mente;

7 el non s'arresta, e questo e quello intende;
8 a cui porge la man, più non fa pressa;
9 e così da la calca si difende.

10 Tal era io in quella turba spessa,
11 volgendo a loro, e qua e là, la faccia,
12 e promettendo mi sciogliea da essa.


Il canto VI inizia con la similitudine dei giocatori d'azzardo (zara: dall'arabo zahr = dado): il perdente rimane solo a ripetere le mosse che lo hanno condotto alla sconfitta, mentre il vincitore se ne va attorniato dagli amici che si accalcano intorno a lui per aver parte alla vincita. La similitudine serve ad indicare la folla delle anime dei penitenti che si fanno intorno a Dante per essere ricordati da lui presso i loro cari nelle preghiere di suffragio, in modo da abbreviare l'attesa nell'Antipurgatorio.

A questo punto Dante è colto da un dubbio e lo espone a Virgilio: non aveva forse scritto il maestro nel libro VI dell'Eneide che le preghiere dei morti non piegano la volontà degli dei? Virgilio spiega che quelle preghiere non avevano effetto perché rivolte agli dei pagani, non al Dio vivo e vero. Altre spiegazioni di natura teologica Dante deve attenderle da Beatrice, che incontrerà una volta in cima alla montagna e che farà da luce tra la mente di Dante e la Verità totale. Al nome della donna amata Dante vorrebbe accelerare il passo ma Virgilio frena il suo slancio: c'è ancora molta strada da compiere, senza fretta, tutto a suo tempo.

Enzo Noris

fa.tinaglia

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