Mercoledì 08 Giugno 2011

Un minuto con Dante Alighieri
Fiorenza mia, puoi esser contenta

FIORENZA MIA, BEN PUOI ESSER CONTENTA

127 Fiorenza mia, ben puoi esser contenta
128 di questa digression che non ti tocca,
129 mercé del popol tuo che si argomenta.


Dante conclude la lunga invettiva all'Italia con una critica piena di amarezza e di ironia alla sua città, Firenze, paragonata ad Atene e a Sparta (Lacedemona), le due capitali del mondo greco famose per la loro organizzazione politica e le loro legislazioni. Le antiche leggi di queste due città, simbolo di buon governo, avevano una loro stabilità ed essenzialità mentre quelle di Firenze sono “tanto sottili” che non durano neppure un mese:

139 Atene e Lacedemona, che fenno
140 l'antiche leggi e furon sì civili,
141 fecero al viver bene un picciol cenno

142 verso di te, che fai tanto sottili
143 provedimenti, ch'a mezzo novembre
144 non giugne quel che tu d'ottobre fili.

Il messaggio è chiaro: non è continuando a cambiare leggi, delibere, monete che si raggiunge e si mantiene la stabilità politica e la pace sociale. Nella similitudine finale Dante paragona la condizione di Firenze a quella di una donna ammalata, costretta a letto, che per porre rimedio ai suoi mali invece di iniziare a una cura drastica ed efficace, continua a rivoltarsi nel letto senza trovare pace:

148 E se ben ti ricordi e vedi lume,
149 vedrai te somigliante a quella inferma
150 che non può trovar posa in su le piume,
151 ma con dar volta suo dolore scherma.


Enzo Noris

fa.tinaglia

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