Lunedì 10 Ottobre 2011

Un minuto con Dante
La preghiera dei superbi

LA PREGHIERA DEI SUPERBI

11. 16 E come noi lo mal ch'avem sofferto
11. 17 perdoniamo a ciascuno, e tu perdona
11. 18 benigno, e non guardar lo nostro merto.

11. 19 Nostra virtù che di legger s'adona,
11. 20 non spermentar con l'antico avversaro,
11. 21 ma libera da lui che sì la sprona.

11. 22 Quest'ultima preghiera, segnor caro,
11. 23 già non si fa per noi, ché non bisogna,
11. 24 ma per color che dietro a noi restaro.


I canti X, XI e XII sono dedicati alla cornice dei superbi: questo sta ad indicare che quella della superbia è il peccato più grave da espiare in quanto rappresenta l'origine, la matrice di ogni altro peccato (cfr. il racconto del peccato originale contenuto nel libro della Genesi). I superbi, come delle cariatidi, procedono piegati dallo sforzo di reggere grossi massi (la materializzazione del loro peccato) ed innalzano una preghiera che riprende da vicino il Padre Nostro dei vangeli.

Non si tratta di una traduzione dell'originale, né di un tentativo di emulazione letteraria ma della rielaborazione della preghiera per eccellenza, quella che Gesù stesso ha insegnato ai discepoli. In bocca ai superbi acquista un significato ulteriore in quanto proprio loro pregano il Padre di concedere quella beatitudine che con le loro forze non potrebbero mai raggiungere.

Concludendo la loro preghiera, là dove si chiede a Dio di non abbandonarci nella prova, i superbi precisano che non pregano per loro ma per i loro cari che si trovano ancora sulla terra, ancora soggetti alla tentazione del peccato. Le anime dei superbi, riconoscendo la loro fragilità, pregano il Padre per loro stessi ma anche per i loro cari: ecco i frutti del loro pentimento e del perdono divino.

Enzo Noris

a.ceresoli

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