Martedì 01 Novembre 2011

Pellicola addio: il cinema è digitale
È sbarcato anche al San Marco

Addio cinema. Non ci sarà più. Almeno così come l'abbiamo sempre visto (il 28 dicembre 1895 è la sua data di nascita), con il proiettore (la «macchina» di cui già parlava con patetica afflizione Gloria Swanson in Viale del tramonto) da cui usciva il «magico» raggio bluette che mandava le immagini in movimento a illuminare lo schermo, la pellicola di celluloide che scorreva nei rocchetti dentati a 24 fotogrammi al secondo con il ritmico ronzìo.

È arrivata, volenti o nolenti, l'era del cinema digitale che elimina tutto quello che abbiamo elencato sopra, e molto altro ancora. Ora - dopo Ariston di Treviglio, Uci Curno, Conca Verde - il nuovo sistema è arrivato anche in una storica sala cittadina, il San Marco: da pochi giorni, da quando ha in programma - sembra quasi una sfida tra passato (anni Settanta) e futuro - il Bar Sport, con Bisio, Battiston, Teocoli e altri comici.

Ovviamente da vedere, non tanto per il film, non più di una sollazzevole commedia, quanto, appunto, per il sistema con cui viene proiettato. Di che cosa si tratta? Ce lo spiega l'addetto alla proiezione, che è come se avesse dovuto affrontare un nuovo mestiere, non più elettrico ma elettronico. Ovviamente in meglio. Ne guadagna la proiezione, più nitida e «profonda» (il 3D stereoscopico diventa un sovrappiù), con una resa sonora decisamente più cristallina. La Warner Bros.

Ha paragonato il passaggio al digitale a quello (1929) dal muto al sonoro. Ma, in pratica, di che cosa si tratta? In parole molto povere, poiché il procedimento è assai complesso, il film si presenta non più in pellicola ma su hard-disc miniaturizzato da pixel, ciascuno dei punti luminosi di cui si compone l'immagine digitale (per chi se ne intende: 4096x2160 pixel, con un contrasto 2000:1).

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m.sanfilippo

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