Venerdì 30 Dicembre 2011

Un minuto con Dante
Né creator, né creatura

NE' CREATOR NE' CREATURA MAI FU SANZA AMORE

17. 91 «Né creator né creatura mai»,
17. 92 cominciò el, «figliuol, fu sanza amore,
17. 93 o naturale o d'animo; e tu 'l sai.

17. 94 Lo naturale è sempre sanza errore,
17. 95 ma l'altro puote errar per malo obietto
17. 96 o per troppo o per poco di vigore.

17. 97 Mentre ch'elli è nel primo ben diretto,
17. 98 e ne' secondi sé stesso misura,
17. 99 esser non può cagion di mal diletto;

17.100 ma quando al mal si torce, o con più cura
17.101 o con men che non dee corre nel bene,
17.102 contra 'l fattore adovra sua fattura.

17.103 Quinci comprender puoi ch'esser convene
17.104 amor sementa in voi d'ogne virtute
17.105 e d'ogne operazion che merta pene.


Dovendo fermarsi per la notte, Dante chiede a Virgilio di istruirlo sulla colpa di cui ci si purifica in questa cornice, vale a dire l'accidia. Virgilio prende la parola e, dopo aver definito l'accidia un amore troppo debole e fiacco, descrive al discepolo l'ordinamento morale del Purgatorio. Se quello dell'Inferno si basava sull'etica pagana, l'Etica a Nicomaco di Aristotele, quello del Purgatorio si basa sulla dottrina cristiana dell'Amore.

L'Amore infatti è l'elemento che qualifica ogni essere, a cominciare da Dio che è Amore. Virgilio, riprendendo una distinzione già di Tommaso, distingue due tipi di Amore: uno naturale e uno d'animo o d'elezione; il primo non può sbagliare perché istintivo ed innato, mentre il secondo può errare perché soggetto alla libera scelta dell'uomo.

E' l'amore che spinge l'uomo all'azione e che guida ed orienta i suoi comportamenti pertanto ci può essere un amore erroneo perché diretto verso un oggetto sbagliato (per malo obietto), oppure un amore eccessivo verso un bene (per troppo di vigore), oppure un amore troppo fiacco ed indolente (per poco di vigore).

Enzo Noris

fa.tinaglia

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