Lunedì 30 Gennaio 2012

Un minuto con Dante
Al centro il tema dell'amore

CIASCUN AMORE NON È IN SÉ LAUDABIL COSA

18. 28 Poi, come 'l foco movesi in altura
18. 29 per la sua forma ch'è nata a salire
18. 30 là dove più in sua matera dura,

18. 31 così l'animo preso entra in disire,

18. 32 ch'è moto spiritale, e mai non posa
18. 33 fin che la cosa amata il fa gioire.

18. 34 Or ti puote apparer quant'è nascosa

18. 35 la veritate a la gente ch'avvera
18. 36 ciascun amore in sé laudabil cosa;

18. 37 però che forse appar la sua matera

18. 38 sempre esser buona, ma non ciascun segno
18. 39 è buono, ancor che buona sia la cera».


L'inizio del canto XVIII conclude la riflessione iniziata nel canto XVI e che occupa la parte centrale della cantica e dell'intera Commedia. Dopo aver affrontato la questione del libero arbitrio, vale a dire della libertà dell'uomo, e dell'ordinamento morale del Purgatorio, ora si affronta la questione dell'amore.
All'inizio del canto Dante solleva una serie di dubbi che il maestro è ben lieto di sciogliere. Il primo di questi dubbi riguarda la natura dell'amore: se l'amore è il “motore” di ogni azione umana e spinge naturalmente verso “la cosa amata” sembrerebbe di per sé innocente e buono.
Virgilio in realtà spiega che chi insegna una tale dottrina si sbaglia ed induce altri in errore. Non ogni tipo di amore è necessariamente buono. Ci sono infatti due tipi di amore: uno naturale, che non sbaglia mai perché rappresenta in sostanza una sorta di imprinting dell'Amore divino; l'altro è l'amore d'elezione, o d'animo, e comporta l'esercizio della libertà e della responsabilità dell'uomo.
L'amore è sempre buono in potenza ma non necessariamente in atto: è qui infatti che entra in gioco il discernimento.
Se anche la cera è buona e malleabile, non tutti i sigilli sono buoni.

Enzo Noris

fa.tinaglia

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