Mercoledì 01 Febbraio 2012

Un minuto con Dante Alighieri
«Maestro, dolce, padre caro»

MAESTRO - DOLCE PADRE CARO

18.  1       Posto avea fine al suo ragionamento    
18.  2    l'alto dottore, e attento guardava
18.  3    ne la mia vista s'io parea contento;

18.  4       e io, cui nova sete ancor frugava,
18.  5    di fuor tacea, e dentro dicea: "Forse
18.  6    lo troppo dimandar ch'io fo li grava".

18.  7       Ma quel padre verace, che s'accorse
18.  8    del timido voler che non s'apriva,
18.  9    parlando, di parlare ardir mi porse.

18. 10       Ond'io: "Maestro, il mio veder s'avviva
18. 11    sì nel tuo lume, ch'io discerno chiaro
18. 12    quanto la tua ragion parta o descriva.

18. 13       Però ti prego, dolce padre caro,
18. 14    che mi dimostri amore, a cui reduci
18. 15    ogne buono operare e 'l suo contraro".

All'inizio del canto XVIII, nel giro dei primi 15 versi, Dante si riferisce a Virgilio utilizzando quattro espressioni che meritano una breve analisi.
Abbiamo nell'ordine: v.   2: l'alto dottore; v.   7: padre verace; v. 10: maestro; v. 13: dolce padre caro.

Interessante il significato e la disposizione dei termini: il primo ed il terzo alludono alla profonda cultura e alla vasta sapienza di Virgilio, che adempie al  ruolo di guida proprio in virtù delle sue doti intellettuali. Il secondo ed il quarto epiteto alludono invece alla relazione affettiva che Virgilio e Dante costruiscono sulla base di una riconosciuta asimmetria tra educatore ed educando ma anche sulla base di una stima e fiducia reciproca.

Attraverso questa curiosa successione di epiteti, utilizzati in riferimento al suo maestro, Dante identifica in maniera efficace le due dimensioni fondamentali di ogni relazione educativa: quella sapienziale-intellettiva e quella emotivo-affettiva.

Enzo Noris

a.ceresoli

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