Venerdì 24 Febbraio 2012

La canottiera di Umberto Bossi?
«Non solo un abito, anche un gesto»

Marco Belpoliti ha presentato venerdì sera, a «Il Bopo» di Ponteranica, l'ultimo suo libro: «La canottiera di Bossi» edito da Guanda. Belpoliti è docente all'Università di Bergamo, saggista e scrittore, oltre che editorialista della «Stampa». L'autore è stato presentato da Pietro Barbetta.

Per Belpoliti, dopo Silvio Berlusconi («Il corpo del capo», Guanda editore), è la volta del saggio antropologico su Umberto Bossi, altro grande istrione che ha calcato in lungo e in largo il teatro della politica. Che ha comunicato con i gesti delle mani, il tono di voce da tribuno, gli occhiali a goccia, l'impermeabile chiaro sopra la giacca a quadretti. Commedia dell'arte? No, risponde Belpoliti. Piuttosto, la faccenda è più simile al teatro dell'assurdo.

«Il mio - spiega Belpoliti - è fondamentalmente un libro di antropologia. Bossi a mio parere è sostanzialmente un perdente politico che però rappresenta un aspetto molto importante dell'anima italiana. Quello che Fellini ha descritto molto bene nelle figure dei vitelloni e in altre varie figure di direttori d'orchestra. Un'anima che sta acquattata in provincia, nel ventre molle dell'Italia, qualcosa che Gadda ha descritto molto bene e che ha avuto in Bossi uno dei suoi rappresentanti».

E l'ormai mitica canottiera del senatur?
«Già, la canottiera. Durante le famose estati in Costa Smeralda Bossi chiamava Berlusconi "il miliardario". C'è quell'aneddoto straordinario. Quando va a dormire, ospite del Cavaliere, in villa, Bossi racconta ai giornalisti che Berlusconi gli ha offerto il pigiama di seta. Ma lui dorme in mutande e canottiera. È un popolano, nel momento in cui si allea dichiara espressamente che si allea con un miliardario, per mantenere la distinzione nell'alleanza. Come a dire al popolo: io sono uno di voi. La canottiera non è solo un abito, è anche un gesto. È un look che però determina dei significati molto forti».

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a.ceresoli

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