Lunedì 05 Marzo 2012

Un minuto con Dante
L'incontro con Papa Adriano V

19.106 La mia conversione, omè!, fu tarda;
19.107 ma, come fatto fui roman pastore,
19.108 così scopersi la vita bugiarda.

19.109 Vidi che lì non s'acquetava il core,

19.110 né più salir potiesi in quella vita;
19.111 per che di questa in me s'accese amore.

19.112 Fino a quel punto misera e partita

19.113 da Dio anima fui, del tutto avara:
19.114 or, come vedi, qui ne son punita.


Giunti alla quinta cornice, Dante e Virgilio incontrano gli avari e i prodighi, sdraiati a terra con le mani e i piedi legati. Tra costoro c'è anche Ottobono Fieschi, dei conti di Lavagna, che fu papa con il nome di Adriano V dall'11 luglio al 18 agosto 1276.
Dopo essersi presentato come successor Petri, successore di Pietro, ed aver ricordato la sua terra natale ed il suo breve pontificato, Adriano V accenna alla sua conversione tardiva.
Subito dopo l'elezione a pontefice Adriano V si rende conto della falsità e della vanità dei beni mondani (la vita bugiarda) e riconosce che il loro possesso non gli procurava la vera gioia: Vidi che lì non s'acquetava il core (v. 109). In questa espressione sembra esserci una eco del famoso passo delle Confessioni di Agostino, là dove dice: “Ci hai fatti per te, Signore, ed il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” (Confessioni I, 1).
L'avere non gli consentiva di elevarsi ulteriormente, nonostante egli avesse raggiunto la più alta carica desiderabile sulla terra. Occorreva lasciarsi accendere dall'amore di questa vita, vale a dire della vita eterna, la sola che può soddisfare il desiderio dell'umana felicità.

Enzo Noris

fa.tinaglia

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