Sabato 31 Marzo 2012

Sgarbi tra i Locatelli e il Ceresa
Il critico a Bergamo e Almenno

Venerdì pomeriggio Vittorio Sgarbi è tornato a Bergamo ed è subito rimasto affascinato dal monastero delle Suore Sacramentine in Borgo Santa Caterina, in cui ha visitato con la superiora suor Luigina i chiostri che raccontano tutta una storia di stratificazioni storiche dal tardo Medioevo a oggi e la trecentesca chiesa di San Nicolò. Splendida, ma poco nota, questa chiesa è stata restaurata tra il 2004 e il 2008. Sgarbi condivide l'appello delle suore perché i bergamaschi si adoperino per recuperare la trecentesca «Crocifissione» con la Madonna e San Giovanni affrescata sopra l'altare. L'affresco è stato di recente riscoperto sulla parete sottostante la pala a olio su tela «Madonna in gloria con il Bambino e Santi», in occasione del restauro della stessa, a cura di Studio Grassi (restauro pittorico) e Francesco e Leone Algisi (restauro ligneo), in collaborazione con Amalia Pacia della Soprintendenza di Brera. L'opera è attribuibile al Maestro dell'Albero della Vita (artista che prende nome dall'affresco nella Basilica di Santa Maria Maggiore) – come rilevò in una precedente visita il medievista e conservatore della Pinacoteca Carrara Giovanni Valagussa – «ed è particolarmente importante in quanto conferma il suo ruolo di protagonista assoluto sulla scena bergamasca nella prima metà del '300».

Dal silenzio del più piccolo dei chiostri medioevali del monastero, rivisitato architettonicamente nel corso dei secoli fino al Settecento, Sgarbi si è immerso nella visita della mostra (ammirata sinora da 2.385 visitatori) de «I Locatelli. Dalla bottega di famiglia alle collezioni d'Oriente» nello Spazio Viterbi di via Tasso. «L'opera dei Locatelli restituisce una dimensione di originalità e un'intuizione figurativa che non sono considerate come meritano – ha commentato Sgarbi –. Si tratta di una valida famiglia di artisti. Si notano qualità particolarmente sostenute nella figura di Romualdo e una serie di testimonianze notevoli, come le opere di Steenì II, di Luigi detto Bigì e dello scultore Stefano, le cui creazioni possono essere oggetto di una lettura critica in relazione con quelle di artisti quali Messina e Manzù. Se le opere di Romualdo – ha notato Sgarbi – sono legate a un mondo di tardo '800 e primo '900 e, in una lettura critica, vanno considerate in rapporto alla pittura simbolista e al tardo Simbolismo dei primi del secolo scorso, le testimonianze di artisti come Raffaello e Ferruccio sono legate a una sensibilità novecentesca, vanno misurate nella storia della pittura del '900. In particolare Orfeo con la sua pittura chiarista, che può essere letta in rapporto a quella della seconda metà del '900, in particolare in relazione a quella di un artista quale Ossola».

L'assessore alla Cultura del Comune di Bergamo Claudia Sartirani, il conservatore della Pinacoteca Carrara Giovanni Valagussa e Ornella Bramani del comitato organizzativo della mostra hanno poi accompagnato lo storico dell'arte a visitare la «bellissima» monografica «Carlo Ceresa. Un artista del '600 lombardo tra realtà e devozione» allestita in Gamec e al Museo diocesano Bernareggi di Bergamo. «Ceresa – ha commentato lo storico dell'arte – è un pittore gravido di futuro, un malinconico di fine '600, moderno per esempio nell'inserto alla Magritte di un paesaggio alla Corot nella "Apparizione di Gesù Bambino a Sant'Antonio di Padova"», opera che ha colto l'attenzione di Sgarbi come la «Madonna col Bambino in gloria» di Crespi, taluni ritratti di Ceresa, Fra' Galgario e Baschenis e la pala di discussa attribuzione che – secondo Sgarbi e Valagussa – potrebbe essere di Ceresa su modello di Salmeggia. L'idea di Bergamo capitale della Cultura è parsa valida a Sgarbi, ma trova una profonda contraddizione nella mancanza di coraggio nel difendere patrimoni storico-artistici come la chiesa di San Giorgio in Almenno San Salvatore, visitata in tarda serata con Beppe Albergoni e Carlo Seghezzi del Comitato Lemine.

fa.tinaglia

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