Un minuto con Dante:
il sorriso del poeta

Il poeta Stazio, interpellato da Virgilio, spiega che il terremoto non è dovuto a cause naturali ma spirituali: il terremoto infatti esprime la volontà dell'anima di salire al Paradiso dopo che ha terminato la sua purificazione; per questo Dante ha udito il canto del Gloria.

Un minuto con Dante: il sorriso del poeta

IL SORRISO DI DANTE

21. 91       Stazio la gente ancor di là mi noma:
21. 92    cantai di Tebe, e poi del grande Achille;
21. 93    ma caddi in via con la seconda soma.

21. 94       Al mio ardor fuor seme le faville,
21. 95    che mi scaldar, de la divina fiamma
21. 96    onde sono allumati più di mille;

21. 97       de l'Eneida dico, la qual mamma
21. 98    fummi e fummi nutrice poetando:
21. 99    sanz'essa non fermai peso di dramma.

21.100       E per esser vivuto di là quando
21.101    visse Virgilio, assentirei un sole
21.102    più che non deggio al mio uscir di bando».

Il poeta Stazio, interpellato da Virgilio, spiega che il terremoto non è dovuto a cause naturali ma spirituali: il terremoto infatti esprime la volontà dell'anima di salire al Paradiso dopo che ha terminato la sua purificazione; per questo Dante ha udito il canto del Gloria, che le anime innalzano come rendimento di lode.

Poi si presenta, raccontando la sua vicenda e la sua ammirazione per Virgilio e la sua Eneide, definita mamma e nutrice.
Ha trascorso cinquecento anni nel Purgatorio, ora è pronto a salire ma tanta è la riconoscenza che nutre per Virgilio che sarebbe disposto a trascorrere ancora un anno di penitenza pur di poterlo conoscere di persona. A questo punto Virgilio fa capire a Dante di tacere ma Dante si lascia sfuggire un sorriso, manifestazione del suo imbarazzo: deve ubbidire al maestro o parlare liberamente rivelando che il suo compagno di viaggio è proprio “quel Virgilio”?

21.103       Volser Virgilio a me queste parole
21.104    con viso che, tacendo, disse "Taci";
21.105    ma non può tutto la virtù che vuole;

21.106       ché riso e pianto son tanto seguaci
21.107    a la passion di che ciascun si spicca,
21.108    che men seguon voler ne' più veraci.

Dante ammette che, nei soggetti più spontanei -veraci- le emozioni non sempre si riescono a trattenere e si manifestano all'esterno, nel riso o nel pianto. Stazio naturalmente non capisce il sorriso di Dante il quale, autorizzato finalmente dal suo maestro, rivelerà a Stazio l'identità di colui al quale deve la sua conversione.

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