Golden Globe con sorpresa
Spielberg ko, trionfa Argo

Golden Globe con sorpresa: il favorito Lincoln di Spielberg non ha vinto e ha lasciato il passo ad Argo, di Ben Affleck: la storia vera di una operazione dei servizi americani durante la rivoluzione khomeinista.

Golden Globe con sorpresa, domenica sera a Los Angeles, dove al Beverly Hills Hotel si è svolta la cerimonia che dà inizio alla stagione dei premi e che si concluderà il 24 febbraio con la consegna degli Oscar.

Lincoln, di Steven Spielberg, il grande favorito della vigilia, non ha vinto e ha lasciato il passo ad Argo, il film di Ben Affleck che racconta la storia vera di una riuscita operazione dei servizi segreti americani durante la rivoluzione khomeinista in Iran: la liberazione, con lo stratagemma della realizzazione di un finto film, di un gruppo di americani rifugiati nell'ambasciata canadese a Teheran. "Questo è un film per tutti, non solo per un pubblico americano. Non è fatto con l'idea di trasmettere un messaggio politico o di insegnare qualcosa; volevo semplicemente raccontare i fatti e lasciare poi libero il pubblico di riflettere sul tema del film con la speranza di toccare le corde delle persone" ha detto Affleck commentando il premio.

Il racconto della presidenza di Lincoln ad opera del regista di 'Schindler's List' è riuscito a portare a casa il premio al migliore attore drammatico, Daniel Day Lewis, riuscitissimo nel ruolo del presidente che abolì lo schiavismo, ma non ha ottenuto altro".

"Ci ho messo sette anni prima di decidermi ad accettare la parte - ha detto Day Lewis -. Non volevo rischiare di profanare la memoria di uno dei più grandi presidenti della storia americana. Ma una volta presa la decisione, la curiosità e il lavoro hanno preso il sopravvento". Sally Field, favorita nella categoria migliore attrice non protagonista per il ruolo della moglie di Lincoln, si è vista soffiare la statuetta da Anne Hathaway, che veste i panni dell'operaia Fantine ne 'Les Miserables', film tratto dal famoso musical di Broadway, a sua volta adattamento del capolavoro di Victor Hugo, che ha vinto nella categoria miglior commedia o musical e che ha visto anche la vittoria di Hugh Jackman nella categoria miglior attore brillante.

Due vittorie importanti sono andate anche a 'Django Unchained', il film di Tarantino ambientato anche questo ai tempi dello schiavismo. Christoph Waltz ha vinto il primo premio della serata, quello al migliore attore non protagonista, e lo stesso Tarantino ha ottenuto il premio per la migliore sceneggiatura originale. "Non me lo aspettavo proprio, quando mi sono alzato per ritirare il premio mi tremavano le gambe" così, con grande modestia, ha commentato il riconoscimento l'attore austriaco Christoph Waltz. Un Golden Globe è andato a 'Zero Dark Thirty', il film di Kathryn Bigelow sulla cattura e uccisione di Osama Bin Laden: la protagonista Jessica Chastain ha ottenuto la vittoria nella categoria migliore attrice drammatica, mentre l'analogo premio per le commedie è andato a Jennifer Lawrence per Il lato positivo. La giovanissima attrice, diventata famosa per il ruolo della protagonista in 'Hunger Games', è anche candidata agli Oscar. Il regista austriaco Michael Haneke si è aggiudicato il Globe per il miglior film straniero con il suo 'Amour', storia di amore e morte fra due anziani coniugi.

La cantante inglese Adele, da poco mamma, ha vinto per la migliore canzone originale con il suo successo 'Skyfall', colonna sonora dell'ultimo film di James Bond, e ha dedicato il Globo al suo "bel figlio". La vera sorpresa della serata però è stata l'apparizione sul palco di Bill Clinton. L'ex presidente degli Stati Uniti d'America, che ha guadagnato una standing ovation del pubblico, ha presentato il film sul suo predecessore Lincoln, che ha definito "un uomo capace di salvare l'Unione e abolire la schiavitù".

La serata, non particolarmente brillante, è stata condotta dalle comiche Tina Fey e Amy Poehler, che hanno sostituto Ricky Gervais, da qualche anno conduttore dei Golden Globes, ma ormai non più nelle simpatie dei 93 giornalisti dell'Hollywood Foreign Press Association, organizzatori del premio, a causa delle sue battute al vetriolo. A contribuire al sapore insipido della serata, certi discorsi troppo lunghi, come quello di accettazione del premio alla carriera, il Cecil B. De Mille Award, andato a Jodie Foster.

L'attrice ha esordito con "ho cinquant'anni!" (li ha compiuti lo scorso novembre), ha scherzato su un possibile 'coming out' della sua omosessualità, ha ufficializzato il suo status anagrafico ("sono single") e si è persa infine in un pistolotto sul suo bisogno di privacy.

Francesca Scorcucchi (Ansa)

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