Lunedì 10 Giugno 2013

Bergamasco nella missione Planck
Satellite scopre l'età dell'universo

È nato 13 miliardi e 820 milioni di anni fa questo nostro universo. Lo ha stabilito un satellite europeo mandato nello spazio nel 2009, una macchina dell'uomo il cui nome è Max Planck, in onore del grande scienziato tedesco. Questa sonda si trova in un punto dello spazio a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra e ruota intorno al Sole esattamente come il nostro pianeta.

Il razzo europeo Ariane 5 che lo ha collocato in un punto che sta dietro la Terra, più lontano dal Sole. In questo punto lontano e silenzioso, Planck ha cominciato il suo lavoro: mappare tutto l'universo. Maurizio Tomasi è uno dei ricercatori che analizza i dati inviati da Planck. Ha frequentato il liceo Lussana, si è laureato in Fisica.

Tomasi ha 34 anni, vive alla Malpensata, è sposato con Adelaida, ha tre figli, il più grande ha cinque anni, il più piccolo due mesi. Lavora nella sede dell'Istituto nazionale di astrofisica a Lambrate come ricercatore a contratto, fa parte del gruppo dell'astronomo Marco Bersanelli. Ogni volta che il contratto scade, c'è da sperare nel rinnovo. Intanto il lavoro va avanti. Ed è un lavoro meraviglioso.

Il satellite Planck è costato anni di lavoro e decine di milioni di euro. Perché è stato costruito?
«Per rispondere ad alcune delle domande più importanti riguardo all'esistenza del nostro universo. E siccome gli uomini del pianeta Terra vivono in questo universo, in ultima analisi per capire qualcosa anche della nostra esistenza».

Che cosa ha capito, Planck?
«Planck ha mappato tutto l'universo con i suoi occhi speciali. Gli occhi di Planck vedono l'universo non nella radiazione comune, quella percepita dagli occhi umani. Lo vedono nella radiazione a microonde. Come quella dei forni da cucina. Ha mappato tutto l'universo per verificare la provenienza della radiazione cosmica di fondo, per verificare se le attuali spiegazioni sono valide o meno».

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m.sanfilippo

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