Mercoledì 28 Gennaio 2009

Mino Reitano amava Bergamo
nelle foto dalla Fara al Capriccio

Mino Reitano amava Bergamo: era stato alla Fara, per la partita fra sacerdoti e dj, aveva cantato al Capriccio (clicca sotto per vedere la galleria fotografica). Era un bravo ragazzo del sud e lo è rimasto fino alla fine. Anche quando, due anni fa, aveva scoperto di essere malato, aveva affrontato il suo calvario con serenità e con il sostegno di una fede incrollabile. Nonostante due interventi chirurgici (il primo un anno e mezzo fa, l'altro nello scorso novembre) Mino Reitano non ce l'ha fatta. È morto ieri sera nella sua abitazione di Agrate Brianza, assistito dalla moglie Patrizia e dalle figlie Giuseppina Elena e Grazia Benedetta. I funerali saranno celebrati domani alle 15 nella chiesa di Agrate.

La vicenda di Mino Reitano è una tipica storia degli anni '60, un ragazzo povero del Sud che comincia a cantare in Germania insieme ai Beatles quando non erano ancora i Beatles, diventa ricco e famoso negli anni del boom e dei milioni di 45 giri, e resta sempre un bravo ragazzo del Sud. Era nato a Fiumara, vicino Reggio Calabria, il 7 dicembre 1944. Di famiglia povera, aveva studiato per otto anni al Conservatorio del capoluogo pianoforte, violino e tromba. Si era trasferito giovanissimo in Germania, dove aveva mosso i primi passi della sua carriera insieme ai fratelli, con i quali aveva formato un gruppo che suonava rock and roll.

Uno degli aneddoti che più amava raccontare risaliva proprio a quegli anni: una sera, in un night club di Amburgo, si era esibito insieme ai Quarryman, che sarebbero di lì a poco diventati famosi con il nome di Beatles. Nel 1966 partecipa al Festival di Castrocaro, per poi debuttare nel 1967 al Festival di Sanremo con una canzone scritta da Mogol e Lucio Battisti, Non prego per me. Nel 1968 arriva al primo posto della hit parade con Avevo un cuore che ti amava tanto, seguito da un altro grande successo, Una chitarra cento illusioni. Nel 1971 vice la gara canora «Un disco per l'estate» con Era il tempo delle more.

È il suo periodo più felice, partecipa a tutti i festival più importanti, vende tantissimi dischi, è un protagonista fisso di Canzonissima. Di quell'epoca Pippo Baudo ricorda la capacità di Reitano «di coinvolgere centinaia di migliaia di persone, che da casa lo votavano senza esitazione, e di farsi notare, con esibizioni che a qualcuno talvolta sembravano eccessive». Aveva anche l'animo del compositore: ha scritto per Mina e per Ornella Vanoni (Una ragione di più è uno dei brani più belli del repertorio della cantante, che Reitano considerava il suo piccolo capolavoro).

Il tutto con un fare tra l'impacciato e il dinoccolato e un modo di cantare che sta tra Paul Anka e Luciano Tajoli. La televisione gli affida innumerevoli shows e nel '77 si cimenta nei panni dello scrittore con un romanzo intitolato Oh Salvatore, opera che godrà di onorificenze dai più prestigiosi premi letterari d'Italia. La sua è la biografia perfetta per l'uomo legato alla famiglia che con i primi veri soldi si è comprato una sorta di ranch in Brianza dove ha vissuto con le famiglie dei fratelli fino alla fine. Dopo un periodo di oscurità, negli anni '80 Mino Reitano è entrato nella sua esistenza televisiva, della quale la carriera di cantante è stata l'appendice musicale. Nel 1988 torna al Festival di Sanremo con la canzone Italia e, sempre a Sanremo nel '90, presenta Vorrei; seguono partecipazioni ad altri spettacoli televisivi e, nel '91, ancora a Sanremo con Ma ti sei chiesto mai. Nella seconda parte della sua carriera per tornare al successo e fare la tv, da bravo ragazzo, era diventato il personaggio di se stesso, un inconsapevole simbolo del trash, digiuno di certi meccanismi che però gli permettevano di restare alla ribalta, tornare a Sanremo e andare in America a cantare negli stadi pieni di italiani.

Non a caso come attore la sua partecipazione più significativa è un cameo nel film Sono pazzo di Iris Blond (1996) di Carlo Verdone, nel quale interpreta se stesso con discreta autoironia. Il senso dell'umorismo era una delle sue doti: come non ricordare lui e Umberto Bossi (pochi giorni prima dell'infarto) abbracciati in un Porta a porta-Dopofestival del 2004, con il primo che cantava «Italia» e l'altro che ribatteva «Padania». Persino la sua spietata malattia è diventata una di quelle storie che non mancano mai in quei rotocalchi televisivi dove è corsa la sua seconda giovinezza professionale, un episodio triste che lui ha affrontato con la solita ingenuità di bravo ragazzo.

r.clemente

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