Venerdì 30 Gennaio 2009

È morto John Martyn: suonò
a Stezzano, Bergamo e Sarnico

Il 29 gennaio, all'età di 60 anni, si è spento John Martyn. Leggendario chitarrista e cantautore britannico (nato a New Malden, sudovest di Londra, ma cresciuto a Glasgow, in Scozia), uno dei più innovativi musicisti della sua generazione che ha spaziato dal folk al rock, dal blues al jazz, aveva tenuto spettacoli indimenticabili anche in terra bergamasca: il 22 novembre 1980 al cinema teatro Eden di Stezzano, il 17 novembre 1983 al Nuovo di Bergamo, il 29 aprile 1994 ancora in città ma alla Blob House e poi il 13 agosto 2006 nella piazza di Sarnico dove suonò e cantò su una sedia a rotelle, già segnato dalla malattia (nel 2003 gli avevano amputato la gamba destra), e seppe dare ancora prova del suo talento.
John Martyn era il nome d'arte: all'anagrafe faceva Ian David Mc Geachy. Solo qualche settimana fa - ci informa Gigi Bresciani di Frame Events, che lo conosceva bene e l'ha portato in riva al lago - era stato insignito dell'ordine del British Empire dalla regina Elisabetta. Martyn, che debuttò nel 1967 con l'album «London Conversation», ha lavorato anche con Eric Clapton, con David Gilmour dei Pink Floyd, con i Genesis e con l'amico Phil Collins che lo ricorda così: «La morte di John mi riempie di tristezza. Con lui non c'erano compromessi, e forse per questo si è spesso infuriato con qualcuno, ma era unico e non vedremo più niente di simile dopo di lui. Gli volevo bene e per me è una perdita grandissima».
E qualcosa di unico è il suo capolavoro, «Solid Air» del 1973, disco dedicato all'amico Nick Drake. Tanti sono i lavori d'eccellenza nella sterminata discografia di Martyn: se vogliamo fare una scelta, mettiamoci ad esempio due cinque stelle come «Bless The Weather» (1971) e «Grace and Danger». E il più recente «BBC Live in Concert», raccolta uscita nel 2007 di esibizioni diverse del passato, è una perla che testimonia le capacità espressive dello scozzese, soprattutto con l'uso dell'echoplex, di cui fu pioniere: un'apprecchiatura che, collegata alla chitarra, genera un particolare effetto-riverbero.
La sua canzone più celebre, «May You Never» è stata interpretata da molti artisti, Clapton in testa, e ha ispirato gli U2.     
 

a.benigni

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