Sabato 13 Giugno 2009

Al Festival Michelangeli
la pianista Colleen Lee

Il lungo viaggio del Festival Michelangeli si conclude stasera (alle 21) approdando definitivamente ad Oriente. Dopo le «Variazioni Goldberg» si torna in Cina e a Tan Dun. Al Teatro Donizetti è in programma un concerto della Hong Kong Sinfonietta diretta Yip Wing-Sie, con la pianista Colleen Lee. In effetti, più che una serata orientale, si tratta di un vero e proprio concerto di sintesi tra Oriente e Occidente. I protagonisti sono tutti cinesi, anche se in varia misura si sono formati o perfezionati anche in Occidente. A partire dalla direttrice musicale dell'orchestra, Yip Wing-Sie, che dalla natale Canton si è spostata per fare i suoi studi al Royal College of Music di Londra.

La sua attività musicale è di consolidato respiro internazionale, sia alla guida di grandi orchestre, che con la Hong Kong Sinfonietta. L'orchestra, anche se fondata solo nel 1990, è una delle orchestre cinesi più gettonate nel nostro continente. Ha suonato sotto direttori illustri, come Askenazy o Hogwood, e ha una particolare predilezione per il repertorio contemporaneo: sono più di cinquanta le commissioni eseguite in prima assoluta. A metà tra la città natale e Hannover il percorso della pianista Colleen Lee, lanciata a livello internazionale dalla vittoria al Concorso Chopin 2005 di Varsavia. Tra Novecento e il nostro secolo si muove invece il programma, che propone due grandi capolavori di Ravel e Bartók, a fianco del Concerto YI0 di Tan-Dun, compositore emblema di questo 46° Festival. La parola d'ordine in questo caso potrebbe essere contrappunto.

Un contrappunto allargato ed esteso nel suo significato e nella sua applicazione. All'insegna del collage è il Concerto YI0 di Tan Dun: il musicista cinese utilizza temi e materiali tratti da sue opere precedenti (l'opera Marco Polo, 1996, brani cameristici come Eight Colors for String Quartett, 1988, in Distance, 1987, Silk Road, 1989) dove, come già si è ascoltato, combina le sonorità alternando atmosfere leggere e rarefatte ad altre densissime e sbalzate da potente ritmica. «Classico», come dice lo stesso autore, «alla maniera di Mozart» - (che viene rievocato) - è il Concerto per pianoforte e orchestra in sol maggiore di Ravel: completato nel 1931 è una pagina che rilegge con raffinatezza e acuta sensibilità timbrica il concerto con pianoforte, anche se le scritture non tradiscono l'inconfondibile nitore neoclassico del maestro francese. Infine un capolavoro della musica novecentesca è la Musica per archi celesta e percussione (1936), miracolosa sintesi di elementi della musica magiara e una struttura incredibilmente complessa: quattro tempi, tra cui un fugato in apertura (Andante tranquillo) si sviluppano diversamente sopra un unico materiale tematico.

e.roncalli

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