Due guerre per fare una Patria Cazzullo a cavallo della storia
Aldo Cazzullo

Due guerre per fare una Patria
Cazzullo a cavallo della storia

I due libri dell’editorialista e inviato come spunto dell’incontro di venerdì al Sociale.

Venerdì 13 novembre, un po’ in chiusura di questo biennio dedicato alle rievocazioni della Prima Guerra mondiale e ai 70 anni dalla Resistenza, arriva a Bergamo Aldo Cazzullo, inviato ed editorialista del «Corriere della Sera», che tra 2014 e 2015 ha pubblicato due libri che hanno proprio il merito di aver «spacchettato», attraverso testimonianze dirette, due momenti storici così importanti per l’Italia eppure spesso minacciati dalla retorica: «La guerra dei nostri nonni (1915-1918)» e «Possa il mio sangue servire» (Rizzoli). Al Teatro Sociale (ore 18,30) Cazzullo - invitato dal Comune - dialogherà con il regista e attore Alberto Salvi, che porterà in scena alcune di queste storie.

«Ho voluto - dice - far raccontare la guerra da chi l’ha vissuta, attraverso diari, lettere. Se scrivi di storia solo attraverso le dichiarazioni dei leader politici e l’elenco degli scontri a fuoco diventa una materia noiosa, invece grazie a questi uomini, alle loro storie anche minute due argomenti poco glamour come la Grande guerra e la Resistenza sono arrivati alla gente. Credo perché ognuno di noi può ritrovare in queste pagine la storia di suo padre o di suo nonno, o di qualche altro parente stretto».

Tra queste, anche storie bergamasche «Come quella dei quattro Fratelli Calvi, che muoiono tragicamente - per cause diverse - negli anni della Prima guerra mondiale, e la loro mamma, Clelia, diventa il simbolo di una mater dolorosa che dà i figli alla Patria. O racconto di un giovane sacerdote, don Angelo Roncalli, che parte per la guerra e non vuole tanto fare il cappellano quanto soccorrere la sua gente in Sanità. Allora non c’era ancora stata la Conciliazione, Chiesa e Stato erano divisi eppure il giovane Roncalli amava già l’Italia, non con le parole ma con i fatti. E contrappongo questo suo sentimento asciutto ai roboanti discorsi del Duce che per ispirare amor di patria invocava il “sacro fiume Isonzo”. Il fil rouge tra questi due libri mi sembra che sia la forza morale, lo spirito di sacrificio che i nostri nonni avevano e che dimostrarono nelle trincee e quello che la generazione successiva dimostrò con la Resistenza. Il Paese non era unito che da pochi decenni, ma esistevano già uomini per cui l’Italia era una casa».


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