Gli artigiani di Città Alta Docufilm in onda su Rai 3- Video
Ezio Lorenzi e la sua ferramenta (Foto by Maria Zanchi)

Gli artigiani di Città Alta
Docufilm in onda su Rai 3- Video

Un documentario, della durata di circa 25 minuti: «Storie di Città Alta». È andato in onda venerdì 15 giugno su Rai 3, in replica nella puntata di «Geo&Geo». Oggi la città sul colle è meta di turismo di massa e sede residenziale di alto livello. Fino a pochi decenni fa, ricorda Luigi Giuliano Ceccarelli, già direttore artistico della stagione di prosa al Donizetti, era abitata, invece, da gente spesso modesta, lavoratrice.

Spazio e attenzione sono dedicati agli artigiani, ai lavoratori di Città Alta, ai mestieri che stanno scomparendo. «In cinque anni – spiega Ceccarelli – una parte di me è diventata bergamasca. Ha adottato un modo di pensiero che non mi apparteneva e che, in qualche misura, ho introiettato. L’opera è successiva al mio periodo bergamasco. Ne è, in qualche modo, l’eredità. Un tributo che mi sentivo di fare. Racconto gli ultimi artigiani, quella comunità che va un po’ scomparendo. Personaggi che lavoravano e lavorano in maniera assidua, talvolta frenetica. Una forma, anche, di riconoscenza, verso qualcosa che sta cambiando, ma resta del tutto affascinante». Guarda il docufilm qui.

Chi viene da fuori riesce ad apprezzare aspetti di cui chi è del posto nemmeno si accorge. O tende a dare per scontati: «C’è un animus bergamasco che andava raccontato. Un animus costituito, prima di tutto, di rispetto. Questo ho apprezzato, soprattutto, della bergamaschità: rispetto per gli altri, il lavoro, le cose, la fatica, la solidarietà. Questo è quanto ho trovato nella Bergamo migliore. Di cui si trova traccia evidente in questa piccola comunità, in questo centro storico incantato», che, con sapienza antica, cerca di adattarsi, ora, ai ritmi e alle invasioni della globalizzazione. «Ora Bergamo deve fare i conti con l’ondata turistica. Vedo che c’è una capacità di adattamento. È una sfida che si sta raccogliendo, senza molte polemiche. Si cerca di salvare il salvabile, adattandosi a quello che inevitabilmente il progresso porta in una città che sta diventando più cosmopolita e meno antica».

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