Mercoledì 19 Novembre 2008

La Gamec entra in carcere e all’Humanitas Gavazzeni

Due progetti d’arte in spazi socialmente difficili: la casa circondariale di via Gleno e l’Humanitas Gavazzeni. La Galleria d’arte moderna (Gamec) ha organizzato due iniziative in questi due contesti: esporrà la scultura «Passo di danza» di Giacomo Manzù in carcere mentre con Humanitas Gavazzeni ha avviato un dialogo sull’arte contemporanea con l’installazione dell’opera «Girasoli» di Stefano Arienti, creata appositamente per gli spazi dell’ospedale. Venerdì 21 novembre, alle 10.30, nell’aula magna dell’Università degli Studi di Bergamo presso il Complesso di Sant’Agostino, si celebra la festa della polizia penitenziaria e in questa occasione la Gamec consegnerà ufficialmente la scultura «Passo di danza» di Giacomo Manzù, abitualmente ospitata nelle collezioni permanenti del museo, al direttore della Casa circondariale di Bergamo Antonino Porcino, affinché sia esposta in carcere fino al 31 gennaio 2008.Sempre a partire dal 21 novembre, anche negli spazi dell’ospedale Humanitas Gavazzeni, sarà possibile ammirare il lavoro pittorico dell’artista mantovano Stefano Arienti dal titolo «Girasoli». «Quest’opera - spiega Giorgio Ferrari, direttore generale di Humanitas Gavazzeni - realmente sintetizza e rappresenta quanto volevamo: la bellezza e la normalità della storia di una persona e il significato di ciò che ogni giorno cerchiamo di realizzare nel nostro ospedale. “Girasole” rappresenta così un omaggio solare a tutti i dipendenti di Humanitas Gavazzeni, degli exemplum virtutis che, con la loro professionalità, lavorano silenziosamente per la collettività bergamasca». La figura simbolica scelta per raffigurare ed esprimere questo sentimento è il girasole: «Un fiore carico di memoria – spiega Maria Cristina Rodeschini, direttore d’istituto della Gamec – sia nel regno vegetale, per la particolarità di assecondare più di altri l’astro degli astri, sia nella storia dell’arte, essendo uno dei simboli della cultura visiva del ‘900 L’ingigantimento cui Arienti sottopone il fiore porta alle estreme conseguenze la sua ingombrante popolarità di icona solare. Realismo e visionarietà danno luogo a un’immagine di forte impatto, ma anche radicalmente nuova, per l’effetto di compimento e di raffreddamento visivo determinato dalla carta millimetrata che ne costituisce il supporto».(19/11/2008)

fa.tinaglia

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