Pienone all’Uci di Orio per Ligabue
Il regista cantante acclamato dai fan
Lunghe code per salutare Ligabue. Il cantante e regista ha presentato all’Uci Cinemas di Oriocenter il suo ultimo film, «Made in Italy».
Lettura 1 min.Centinaia di fan si sono presentati all’ingresso delle sale per salutare il Liga. Date le richieste del pubblico è stata aggiunta una terza sala per l’appuntamento. Sull’onda del successo del suo concept album (tre volte disco di platino) “Made in Italy”, il rocker di Correggio ci ricasca e trae da quell’opera il film omonimo nel quale ritrova, a vent’anni di distanza, come dicevamo, lo stesso Stefano Accorsi nei pani di un operaio in crisi lavorativa ed esistenziale.
https://www.ecodibergamo.it/videos/video/luciano-ligabue-alluci-di-orio_1035465_44/«Volevo far venire nostalgia dell’Italia, non a chi è andato via ma a chi ancora ci sta», ha dichiarato il regista presentando questa sua nuova fatica cinematografica. Ed è proprio il tema della nostalgia il filo rosso che serpeggia in un racconto che non è conchiuso in se stesso in una narrazione lineare ma come sfilacciato in tanti momenti, in tante istantanee di un presente confuso e caotico. Così come confuso e caotico è il Riko di Stefano Accorsi. Siamo sempre nella provincia amata dall’autore reggiano: la fabbrica, gli operai, il bar, le partite a carte, le serate nei locali, gli amorazzi rubati, le zingarate, la solidarietà, l’amicizia. Ma tutto venato da una sorta di crepuscolarismo acuito dalla crisi economica che falcidia posti di lavoro e da crisi sentimentali che falcidiano matrimoni. Come quello di Riko con Sara (Kasia Smutniak), arrivato da tempo al capolinea.
https://www.ecodibergamo.it/videos/video/ligabue-alluci-di-orio_1035461_44/L’esatta fotografia del presente ci sembra quella del momento in cui, dopo qualche birra di troppo, Riko si confida con Carnevale, l’amico di sempre, sul momento difficile che sta vivendo: “vivo in una casa che ha tirato su mio nonno, mio padre l’ha ingrandita, e io non riesco più a permettermi, devo venderla, ma nessuno la compra. E poi Sara ha un altro…”. Una fotografia del presente che affonda le sue radici nel passato: l’euforia della ricostruzione post bellica (il nonno che costruisce la casa), il benessere del boom economico (il padre che la amplia) e la crisi attuale (Riko costretto a vendere l’immobile), che si riverbera nella crisi esistenziale e sentimentale. Nel raccontare questo piccolo spaccato di vita provinciale magari non tutto torna, ci si perde, ci si ritrova, si ascoltano le canzoni del “Liga” che fanno da sfondo sonoro e da contrappunto alle vite di personaggi che in fondo però tengono duro e ci ricordano che la speranza, nonostante tutto, è un sentimento che vale la pena di coltivare.
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