Sabato 06 Luglio 2013

Una mostra, una carezza
Leffe ricorda Fausto Radici

«Fausto adorava, prima di tutto, le sue origini, quel suo essere di Leffe, terra di gente onesta e laboriosa, dal cuore generoso e fedele alle tradizioni, ai valori della famiglia, dell'amicizia e del lavoro». Si destreggia fra poster e cimeli Elena Matous Radici mentre ricorda l'attaccamento al paese natale del marito, indimenticato sciatore della Valanga Azzurra, intenta a coordinare gli ultimi ritocchi della mostra che Leffe (da sabato 6 luglio alle 17 e sino al 14 luglio dalle 19 alle 23), dedica al suo campione, morto nel 2002 a soli 48 anni.

L'idea di ricordare «il Fausto sciatore» è partita dall'associazione Leffegiovani, con il patrocinio di Comune, Promoserio e Fisi. «Per tutti i leffesi - sottolinea Fabio Brignoli che ha coordinato l'iniziativa - basta solo il nome di battesimo, Fausto, per evocare ricordi bellissimi e indelebili, figli di un'epoca irripetibile nel lavoro e nella vita sociale. Molti di noi però non hanno conosciuto Fausto Radici e abbiamo pensato di ricordare per immagini quell'onda di dolcezza ed emozione che ancora, dopo tanto tempo, si manifesta quando si parla di lui».

L'invito è stato raccolto con entusiasmo dalla moglie Elena, pure sciatrice di alto livello negli anni '70, dai figli Alessandro e Vittoria e da tutta la famiglia Radici con mamma Luciana Radici e i figli Paolo, Maria Grazia, Brunella, Angelo e Maurizio, uniti nel ricordo di papà Gianni, primo tifoso di Fausto.

È nata la mostra «Fausto '53, '73, 13 – alle Radici dei numeri primi», dove quella cifra finale è possibile leggere anche un «numero 1», che Fausto certamente merita. «Il 1953 fu il suo anno di nascita, nel '73 vinse la Coppa Europa, nel 2013 lo ricordiamo: anni importanti e curiosamente legati dall'essere numeri primi».

Fausto era un campione nella vita, prima che nello sport. A 3 anni (un altro numero primo…) perse l'uso dell'occhio sinistro per un glaucoma. Una visibilità giocoforza ridotta non gli impedì di imporsi con tecnica unica e aggressiva, conquistando la Coppa Europa assoluta e quella di slalom, specialità in cui vinse anche un titolo italiano nel 1974 e soprattutto le memorabili gare del 1976 in Coppa del Mondo (dove conquistò anche altri tre podi) a Garmisch e Madonna di Campiglio.

«Non poteva esserci vero successo e per giunta duraturo - aggiunge Elena - senza la coscienza e il rispetto delle proprie origini, senza la fatica e la laboriosità di ogni singolo giorno e senza la passione. Per qualsiasi traguardo che ognuno di noi si prefigge di raggiungere».

La mostra è un tuffo nel passato e nei ricordi, con immagini inedite scattata sulle piste da sci, nei ritiri della Nazionale e soprattutto a Leffe, fra la gente che oggi come allora circonda Fausto di delicato affetto. C'è una carrellata incredibile e inedita che ricorda i festeggiamenti del 1973, quando Radici arrivò in paese su un'auto scoperta con la Coppa Europa, scortato da una folla festante.

Fausto è ritratto con una corona d'alloro, in piazza e fra i tifosi, addirittura davanti al simulacro della Madonnina e con il cappello della Garibaldina. La Coppa, quella vera, sfuggì all'incendio di casa Radici nei mesi successivi perché esposta a Bergamo.

Sarà il «pezzo forte» di una serie di cimeli che comprendono anche gli sci e un maglione da slalom utilizzati da Fausto in gara. Le immagini, efficaci e bellissime, raccontano l'entusiasmo ruggente e la genuinità di quegli anni, con un Fausto Radici in perfetta simbiosi con la sua Leffe. Valori che penetrano anche gli scatti di Rocco Mancino per una campagna pubblicitaria con la Valanga Azzurra.

C'è Thoeni che si lascia tatuare un braccio, Piero Gros che pasticcia con un pennarello sul volto, tutta la Valanga che salta e gioisce. «Furono gli antesignani dei moderni testimonials - sottolinea Elena - aprirono nuove frontiere alle sponsorizzazioni sportive rendendo possibile la nascita del Pool che mise a disposizione della squadra risorse importanti per dare scientificità al lavoro di preparazione».

A permeare il tutto resta la profonda umanità di Fausto, riscontrabile nelle immagini di una caduta in gara come nel suo sorriso sincero e in quel suo sguardo che indaga e riflette. «Io ti amo, sposami - disse un giorno Fausto a Elena - Ti porterò in un luogo bellissimo, fatto di montagne, di lavoro e di volontà, abitato da gente vera, invincibile». Perché i numeri primi sono tali per sempre.

Giambattista Gherardi

m.sanfilippo

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