Onrush, non sempre  conta arrivare primi

Onrush, non sempre
conta arrivare primi

Chi è alla ricerca di un racing game sui generis e più orientato sulla distruzione che sulla guida nuda e cruda troverà in Onrush un degno compagno di gioco per questa estate. Ma i problemi non mancano.

Nella maggior parte dei videogiochi di guida la cosa che più conta è arrivare prima degli altri. In Onrush, però, è tutta un’altra storia. Le macchine ci sono e, ovviamente, si guida ma nel nuovo lavoro firmato Codemasters non è importante tagliare il traguardo per primi, ma dare più sportellate possibili contro le carrozzerie degli avversari. Proprio così: come recita la stessa voce narrante nei primi minuti di gioco: “Onrush non è una gara, ma una battaglia”.

Il titolo degli sviluppatori britannici rientra a pieno titolo in quel sottogenere chiamato racing action game, dove la vettura – moto o automobile che sia – è un’arma per seminare distruzione su strada più che un semplice mezzo di locomozione. Insomma, pensate ad Onrush come ad una sorta di mix fra le schermaglie automobilistiche del più classico dei classici Destruction Derby e il folle e arioso level design visto nelle piste della serie MotorStorm di Evolution Studios (e non è un caso: nel 2016 alcuni degli autori di MotorStorm sono passati a Codemasters dopo la chiusura di Evolution Studios). Il tutto è poi reso unico da un tasso di adrenalina a livelli esagerati e dall’elemento collaborativo. Le gare in Onrush non vengono infatti affrontate in maniera individuale, ma all’interno di ogni prova si è parte integrante di una squadra (arancio o blu) con cui raggiungere obiettivi collettivi.

Una volta scesi in strada, quello che più colpisce in Onrush è però il fatto che, nonostante la struttura base del gameplay si quella di un racing game, l’elemento “guida” è stato messo da parte dagli sviluppatori nella maniera più assoluta: come abbiamo già detto ad inizio articolo, quello che conta in Onrush non è gareggiare ma semplicemente distruggere il veicolo degli avversari. Ma mentre in altri titoli simili come Blur, Split/Second:Velocity, Burnout Paradise e persino nel conosciutissimo Mario Kart il focus dell’esperienza resta sempre saldo sulla guida (e con diverse modalità in cui l’ordine di arrivo conta più delle scorribande su quattro ruote) in Onrush questi equilibri vengono sovvertiti. Non è un male, anzi: questo è senza dubbio l’elemento più rivoluzionario e interessante del gioco, ma ciò non significa che non manchino i problemi.

In primis nel sistema di guida. Come già ripetuto, il racing non è evidentemente una priorità per i ragazzi di Codermasters (che, per inciso, sono gli stessi autori di serie come Colin McRae, DiRt, Grid che in quanto a modelli di guida hanno fatto scuola), ma in Onrush sembra di essere addirittura di fronte ad una sorta di “picchiaduro in auto su binari” talmente la componente automobilistica è stata trascurata. I mezzi compiono spostamenti veloci ma poco fluidi durante le manovre, gli scontri non riescono a trasmettere quel feeling spettacolare e credibile che avrebbe reso gli “autoscontri” decisamente più eccitanti e, più in generale, l’esperienza di guida – se così la vogliamo chiamare – si limita ad una sorta di binario invisibile che accompagna la corsa del mezzo verso l’incidente “premeditato”. Non entusiasmante nemmeno la varietà con la quale è possibile mettere fuori gioco gli avversari: oltre allo schiantarsi a 300km orari (per dire, visto che non c’è il tachimetro) contro le altre auto con il super turbo “Rush” (che si attiva accumulando salti, scontri e acrobazie in moto) oppure piombare sopra un mezzo nemico dall’alto, non vi sono altre grandi alternative. Fa strano vedere che i ragazzi di Codemasters – che poi hanno sviluppato anche un certo Micro Machines – non abbiamo pensato di aggiungere nemmeno un power up o armi oltre al solo Rush.

A compensare, almeno in parte, questa lacuna è la presenza di caratteristiche uniche per ogni veicolo, che se ben sfruttate permettono al giocatore di ottenere dei bonus in gara, una maggior efficacia nel distruggere i mezzi avversari e, di conseguenza, un approccio leggermente diversificato in base al tipo di vettura scelta. Ad esempio, c’è un tipo di motocicletta che assorbe turbo dagli altri avversari stando in scia, un auto che accumula rush sfiorando ostacoli, un’altra che lo fa restando vicino ad un compagno o ad ogni eliminazione consecutiva. Niente di trascendentale, vero, ma come si può facilmente intuire la maggior parte di queste skill sono state studiate per ottimizzare il concetto di cooperazione con gli altri piloti, anche se – gamepad alla mano – tutto scorre talmente veloce e caotico che la maggior parte delle condizioni si realizzano per il semplice e puro caso. Ma forse va bene così: la velocità e il senso di disordine sono due aspetti caratterizzanti di Onrush e non si ha di certo la pretesa di lanciarsi in grandi scervellamenti strategici durante le scorribande.

Qualche dubbio c’è però anche sui contenuti. Se da un lato con le gare (ops, le battaglie) si possono conquistare tantissimi item per personalizzare la carrozzeria dei mezzi o la mise del pilota, manca un sistema di progressione che permetta ai giocatori più costanti e indefessi di togliersi qualche soddisfazione nelle sfide online rispetto ai “giocatori della domenica”. A dire il vero un profilo giocatore che cresce di livello c’è, ma il tutto si limita a regalare al giocatore dei pacchetti di oggetti per la customizzazione ad ogni level up, e poco più. Non eccezionale nemmeno la varietà di automobili e moto (presenti solo otto modelli); inoltre vista la natura estrema del titolo qualche altra classe (come aeroplani, kart, quad...) sarebbe stata certamente gradita e avrebbe dato sicuramente un valore aggiunto alla spettacolarità e varietà delle battaglie in pista. Non esaltante in termini di quantità le modalità di gioco: quattro, e di queste solo una – Lockdown – spicca in quanto ad originalità rispetto alle altre ed è in grado di valorizzare il particolare gameplay. In lockdown vince la squadra che riesce a conquistare un’area di pista che compare dal nulla ed è rappresentata graficamente da un cerchio che si muove con il gruppo. Ma come si conquista? Semplicemente restando con la vettura al suo interno dosando la velocità. A questa si aggiungono Overdrive, in cui vince il gruppo che esegue più turbo in successione nel minor tempo; Countdown, dove l’obiettivo è attraversare dei portali e, infine; Switch, una sorta di team deathmatch con rientri in gioco limitati.

Chi è alla ricerca di un racing game sui generis e più orientato sulla distruzione che sulla guida nuda e cruda troverà in Onrush un degno compagno di gioco per questa estate. Una formula di gioco che si dimostra tanto originale e innovativa quanto lacunosa su aspetti come i contenuti e l’esperienza di guida, quest’ultima praticamente impalpabile. Ma se interpreterete Onrush come un “picchiaduro in auto”, allora potrete tranquillamente tralasciare queste criticità.

Piattaforma: PlayStation 4, Xbox One, PC

Genere: racing action game

Sviluppatore: Codemasters

Produttore: Deep Silver

Distributore: Koch Media

PEGI: 18

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