Seriate, accusato di terrorismo «Non c’entro nulla con l’Isis»
Seriate. La palazzina dove risiedeva Redouane Sakher

Seriate, accusato di terrorismo
«Non c’entro nulla con l’Isis»

Redouane Sakher , espulso martedì con l’accusa di terrorismo, dall’Algeria fa sapere che non centra nulla con l’Isis e che vuole ribadirlo alle autorità italiane.

«Il Corano ritiene voi cristiani degli infedeli da combattere», sarebbe questa una delle frasi incriminate pronunciate da Redouane Sakher, l’algerino residente a Seriate che martedì è stato espulso dall’Italia con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. Dal suo paese ora chiede di essere interrogato dalle autorità italiane per spiegare che non ha nulla a che fare con il terrorismo e con l’Isis.

L’uomo, imbianchino quarantenne con moglie bergamasca convertita all’Islam e casa Aler a Seriate, è sospettato di essere in contatto con elementi legati all’Isis, per via di una scheda telefonica a lui intestata e che un uomo in Algeria avrebbe usato per conversazioni ritenute compromettenti. Ma Sakher si proclama estraneo alle contestazioni. Lo ha fatto con una telefonata dall’Algeria all’avvocato Veronica Panzera, il legale dello studio che l’aveva assistito in una precedente vicenda di spaccio e che si appresta ora ad assumere l’incarico anche per l’espulsione con accompagnamento coatto alla frontiera eseguita lunedì direttamente su ordine del ministro dell’Interno Angelino Alfano.

L’algerino - assicura l’avvocato, documentazione alla mano - ha passato dei guai per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, mai per reati contro la persona. «So solo che mio marito non c’entra» dice la moglie 39enne « non è un terrorista come lo si vuole far passare».


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