Mercoledì 30 Maggio 2012

A rischio d'infarto?
Basta il test dell'urine

Uno screening della popolazione adulta della città di Bergamo per identificare per tempo i cittadini che sono più esposti al rischio di malattie renali o cardiovascolari. All'inizio di giugno i medici di base del Distretto di Bergamo coordinati dall'Azienda sanitaria locale e in collaborazione con i Riuniti di Bergamo e l'Istituto Mario Negri, avvieranno uno studio della popolazione.

Le malattie renali sono subdole e la maggior parte delle persone affette non sa di essere malata. A volte lo scoprono quando ormai è troppo tardi e resta poco da fare per evitare la dialisi. «Ma oggi - ha spiegato il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Unità di Nefrologia degli Ospedali Riuniti e delle ricerche del Mario Negri di Bergamo - abbiamo cure molto efficaci, che possono fermare e far regredire queste malattie, talvolta anche guarirle definitivamente. Bisogna però scovarle precocemente, perché quanto prima si interviene, quanto maggiori sono i benefici che si possono ottenere. Inoltre le malattie renali possono precedere e favorire l'insorgenza delle malattie cardiovascolari aumentando il rischio di infarti, di ictus e di problemi alla circolazione, ancor più di quanto non facciano il diabete, l'ipertensione, il colesterolo alto e ovviamente il fumo».

Prevenire e curare al più presto una malattia renale, quindi, vuole anche dire prevenire le malattie cardiovascolari. Da qui l'importanza di cogliere al più presto quelle alterazioni che possono predire o favorire l'insorgenza di malattie renali e di smascherare quelle che già ci sono. Questo si può fare dosando l'albumina nelle urine - «albuminuria» dicono i tecnici -, un esame semplicissimo per il quale serve solo un piccolo campione di urina raccolto al mattino appena svegli. I medici già controllano regolarmente l'albuminuria nei pazienti col diabete o con la pressione alta, perché sanno che il rischio di avere problemi ai reni o al cuore è aumentato in questi pazienti. Tuttavia, «questo rischio – afferma il nefrologo degli Ospedali Riuniti Dottor Piero Ruggenenti, che è anche a capo del Dipartimento di Medicina Renale del Centro "Aldo e Cele Daccò" del Mario Negri - è presente, seppure in misura minore, anche nelle persone che apparentemente non hanno nulla, specie dopo una certa età. Queste persone che stanno bene, in genere non vanno dal medico per cui ci si può accorgere di un problema ai reni (o al cuore) quando ormai è troppo tardi. Ecco perché è importante uno screening della popolazione che vada a raggiungere proprio chi normalmente non fa controlli dal proprio medico».

Il programma di screening porterà vantaggi non solo alle persone che saranno identificate e che potranno curarsi per tempo, ma anche al sistema sanitario. Uno studio dell'Azienda Sanitaria Locale di Bergamo ha evidenziato che nel 2008 i costi diretti per l'emodialisi cronica per un paziente di età media tra i 50 e i 69 anni erano di circa 25 mila euro e che i costi annuali di trattamento per i 366 soggetti sottoposti a dialisi nella stessa fascia di età si avvicinava ai 10 milioni di euro. E poi ci sono i costi enormi per curare gli infarti o gli ictus e altre complicazioni cui questi pazienti sono molto più esposti delle persone che non hanno malattie renali, e i costi indiretti per l'assistenza e la mancata produttività.

I medici del distretto di Bergamo consiglieranno di eseguire un dosaggio dell'albuminuria a tutti i loro assistiti, con una età compresa tra i 50 anni e i 70 anni, che hanno avuto qualche parente con malattie renali o cardiovascolari o che possono essere predisposti perché sono obesi o fumano o hanno la pressione alta. Le urine saranno consegnate in centri di raccolta organizzati dall'Azienda sanitaria locale e quindi inviati al Laboratorio di analisi dell'azienda ospedaliera. «Nei laboratori degli Ospedali Riuniti i campioni saranno analizzati immediatamente in modo che i risultati possano essere disponibili per i medici di base nell'arco di 24 ore. I medici li comunicheranno ai loro assistiti e daranno i consigli del caso: se necessario, i pazienti verranno riferiti allo specialista», ha spiegato Carlo Nicora, direttore generale dei Riuniti.

Inoltre i risultati degli esami verranno raccolti ed analizzati, nel rispetto dell'anonimato, dagli statistici dell'Asl e dell'Istituto Negri per studiare l'entità del problema in tutti i suoi aspetti. Si prevede che i cittadini raggiunti dallo screening saranno circa 30mila e che in circa il 10 per cento dei casi si troverà una certa quantità di albumina nelle urine o emergeranno altre alterazioni che potrebbero rendere necessari ulteriori accertamenti ed interventi. Tutti i pazienti identificati con lo screening continueranno a essere seguiti per verificare se con controlli e cure iniziate per tempo è davvero possibile prevenire o ridurre il rischio di malattie renali e cardiovascolari ed evitare la dialisi. Questo consentirà a molti cittadini di vivere meglio e più a lungo e al Sistema Sanitario di risparmiare risorse che potranno essere investite proficuamente in altri ambiti di prevenzione e cura.

fa.tinaglia

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